La tutela effettiva dei diritti fondamentali e, in particolare, della libertà religiosa, costituisce un indicatore essenziale dello stato di salute di ogni ordinamento democratico e una condizione imprescindibile per la costruzione di percorsi di pace fondati sul riconoscimento reciproco e sulla dignità della persona.
di Romano Pesavento – Presidente Nazionale CNDDU
Il CNDDU, Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, richiama l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sull’episodio verificatosi a Gerusalemme, ove è stato impedito l’accesso alla Basilica del Santo Sepolcro alle autorità ecclesiastiche cattoliche in occasione della Domenica delle Palme. Al di là della contingenza e delle motivazioni addotte in termini di sicurezza, l’accaduto impone una riflessione rigorosa sul piano dei diritti fondamentali. La libertà religiosa, nelle sue dimensioni individuale e collettiva, costituisce un diritto inviolabile, riconosciuto sia dall’ordinamento internazionale sia dalle carte costituzionali degli Stati democratici.

Nel quadro costituzionale italiano, essa trova un presidio esplicito negli articoli 2, 3, 8 e 19 della Costituzione, che sanciscono il riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo, il principio di eguaglianza senza distinzione di religione e la piena libertà di professare, esercitare e manifestare il proprio credo, anche in forma pubblica e associata. Tali principi, lungi dall’essere enunciazioni astratte, costituiscono criteri operativi per valutare la legittimità e la proporzionalità di qualsiasi limitazione.
Il CNDDU evidenzia come il bilanciamento tra sicurezza pubblica e diritti fondamentali debba avvenire secondo parametri di necessità, adeguatezza e proporzionalità, evitando derive che possano trasformare misure eccezionali in compressioni ingiustificate delle libertà. In particolare, la restrizione dell’accesso a un luogo di culto in una ricorrenza centrale, per una comunità religiosa, solleva dubbi rilevanti circa il rispetto di tali criteri.
Gerusalemme, per la sua natura di spazio simbolico e interreligioso, rappresenta un banco di prova paradigmatico per la tutela dei diritti umani: ogni decisione che incide sull’esercizio della libertà di culto assume inevitabilmente una portata che travalica il piano locale, investendo la credibilità delle istituzioni e la tenuta del diritto internazionale dei diritti umani.

Accogliamo con interesse le dichiarazioni volte a ripristinare condizioni che consentano lo svolgimento delle celebrazioni pasquali, ma riteniamo imprescindibile che tali soluzioni non siano meramente contingenti, bensì fondate su un chiaro riconoscimento del carattere non comprimibile della libertà religiosa se non entro limiti strettamente necessari e giuridicamente motivati. In qualità di comunità educante impegnata nella promozione della cultura costituzionale e dei diritti umani, sottolineiamo l’urgenza di trasformare eventi di tale natura in occasioni di analisi critica e consapevole.
La formazione civica non può prescindere dalla capacità di leggere i rapporti tra potere, sicurezza e libertà alla luce dei principi costituzionali. Ribadiamo, infine, che la tutela effettiva dei diritti fondamentali e, in particolare, della libertà religiosa, costituisce un indicatore essenziale dello stato di salute di ogni ordinamento democratico e una condizione imprescindibile per la costruzione di percorsi di pace fondati sul riconoscimento reciproco e sulla dignità della persona.

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