La Commissione europea ha pubblicato un Codice di buone pratiche che integra la legge sull’AI, sottolineando come, su questioni di interesse pubblico, deepfake e testi generati o manipolati dall’intelligenza artificiale, devono essere etichettati. 

di Redazione —

Il Codice di condotta sulla marcatura e l’etichettatura dei contenuti generati dall’AI, pubblicato lo scorso 10 giugno 2026, dalla Commissione europea fissa come deepfake e testi manipolati dall’intelligenza artificiale, su questioni di pubblico interesse, devono essere etichettati e riconoscibili, affinché, gli utenti, possano sapere se ciò che vedono o sentono è stato generato dall’intelligenza artificiale, esigenza di trasparenza, specialmente quando i contenuti investono il dibattito pubblico.

Il Codice è volontario, aperto ora alla firma e stabilisce una serie di misure pratiche per aiutare i fornitori gli operatori di sistemi di intelligenza artificiale generativa (AI) a rispettare gli obblighi di trasparenza della legge sull’intelligenza artificiale che si applicheranno a decorrere dal 2 agosto 2026, quando la legge sull’intelligenza artificiale richiederà un’etichettatura chiara in alcuni casi chiave. I deepfakee i testi generati o manipolati dall’AI pubblicati su questioni di interesse pubblico dovranno essere chiaramente etichettati. Gli utenti dovranno essere informati quando interagiscono con un sistema di AI interattivo come un chatbot. I requisiti di trasparenza, spiega Bruxelles, aiutano a riconoscere quando i contenuti sono generati o modificati dall’AI e riducono il rischio di inganno e manipolazione.

Il Codice, elaborato da sei esperti indipendenti, con il contributo di oltre 180 portatori di interesse, nella sezione sui provider si concentra sugli obblighi per i fornitori di sistemi di AI generativa e stabilisce come garantire che audio, immagini, video o testo generati o manipolati dall’AI siano contrassegnati in modo meccanicamente leggibile e possano essere riconosciuti come frutto di AI. La parte sui distributori spiega in che modo devono etichettare chiaramente i deepfake e i testi generati o manipolati dall’IA pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, nel caso in cui non vi sia stata nessuna revisione umana o controllo editoriale.

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