In Italia rimangono forti disuguaglianze e forme di povertà diffuse fra famiglie numerose, minori, stranieri e residenti nel Mezzogiorno, aumenta la povertà energetica, l’insicurezza alimentare migliora, ma riguarda il 9,3% della popolazione, con 5.700.000 in povertà assoluta.

di Redazione —

L’ultimo Rapporto Istat, presentato lo scorso 21 maggio 2026, un insieme di dati e informazioni sullo stato dell’Italia, restituisce una visione d’insieme dell’Italia, in cui ci sono quelli sulle trasformazioni delle famiglie e del mercato del lavoro, illustrate insieme alle disuguaglianze socioeconomiche e sociosanitarie che caratterizzano l’Italia e che vedono ancora forti disparità a livello territoriale. In Italia rimangono forti disuguaglianze economiche e sociali. Forme di povertà che inseguono le famiglie in diverse forme, dalla povertà assoluta all’insicurezza alimentare, alla povertà energetica. Nel 2025, quasi 11.000.000 di persone in Italia, il 18,6%, sono a rischio di povertà, oltre un quinto della popolazione dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà e oltre un quarto ha difficoltà a fare fronte a spese impreviste. Poco meno della metà della popolazione riferisce di non essere riuscita a risparmiare nell’ultimo anno. 5.700.000 persone sono in povertà assoluta.

L’ISTAT evidenzia che la povertà assoluta continua a interessare soprattutto le famiglie numerose, quelle con i minori, gli stranieri e i residenti nel Mezzogiorno. Si diffondono forme specifiche di disagio, come la povertà energetica, che riflette l’aumento dei costi e la fragilità dei redditi, mentre l’incidenza dell’insicurezza alimentare diminuisce. Il titolo di studio si conferma un fattore di protezione decisivo: livelli di istruzione più elevati sono associati a condizioni di vita migliori e a un minore rischio di disagio economico. Nel 2024 la povertà assoluta riguarda 5.700.000 di persone, il 9,8%, per un totale di 2,200.000 di famiglie, 8,4%, con un’incidenza che sale fortemente tra le famiglie di soli stranieri, 35,2% e quelle composte da almeno 5 componenti con figli minori, apri al 22,3%. Il Mezzogiorno continua a registrare il valore più elevato (10,5 per cento).

La povertà assoluta colpisce poi i giovani: sono in questa condizione il 13,8% dei ragazzi con meno di 18 anni, per un totale di 1.280.000 di persone. Le difficoltà economiche impattano sui consumi primari meno che in passato, evidenzia l’ISTAT. Ci sono dei miglioramenti sul versante dell’insicurezza alimentare: nel 2025, il 9,3% della popolazione, 5.400.000 di persone, dichiara di non potersi permettere un pasto proteico ogni due giorni, un dato in calo rispetto al 12,6% nel 2014.

«Le difficoltà economiche possono compromettere la capacità di comprare cibo sufficiente, nutriente e di qualità e le famiglie con redditi bassi tendono a limitare la varietà degli alimenti, privilegiando prodotti meno costosi e meno nutrienti, e possono ridurre il numero dei pasti o rinunciare a consumare pasti proteici con regolarità, adattando forzatamente il proprio stile alimentare a risorse insufficienti», spiega l’ISTAT, Il non potersi permettere un pasto proteico almeno ogni due giorni costituisce una delle principali manifestazioni dirette dell’insicurezza alimentare. Questo indicatore è sceso stabilmente sotto il 10% dal 2019 ad oggi e riguarda 5.400.000 di persone, ma in modo disomogeneo sul territorio: nel 2025, il valore è più elevato nel Mezzogiorno, 13,2%, mentre si colloca su livelli sensibilmente più contenuti nel Nord-est, 6%, nel Nord-ovest, 7,7%, e nel Centro, 8%.

Un fenomeno che aumenta è la povertà energetica: i costi dell’energia sono difficili da sostenere per le famiglie a basso reddito. L’Istat ricorda che la letteratura anglosassone ha sintetizzato questa condizione nell’espressione heat or eat, a indicare il dilemma tra sostenere le spese per il riscaldamento oppure per l’alimentazione. «La povertà energetica è una sorta di moltiplicatore di disagio che non consente alle famiglie l’accesso a servizi energetici essenziali come riscaldare o raffreddare la casa, cucinare, illuminare gli ambienti o utilizzare gli elettrodomestici di base. La povertà energetica, intesa come incapacità di riscaldare adeguatamente l’abitazione o di utilizzare servizi energetici essenziali, sta aumentando ed è passata dal 7,7% nel 2022 al 9,1% nel 2024», spiega l’ISTAT.

La domanda che ci si pone é: come arrivare a fine mese?

Le famiglie sono in difficoltà nella gestione delle spese quotidiane e di spese impreviste: nel 2025, il 35,9% degli individui dichiara che le spese per l’abitazione rappresentano un onere economico pesanteil 22,4% riferisce di arrivare alla fine del mese con difficoltà o con grande difficoltàil 47,7% dichiara di non essere riuscito a risparmiare nell’ultimo anno. Molte famiglie sperimentano limitazioni in una serie di spese collegate alla qualità della vita: il 35,7% della popolazione non può permettersi una settimana di vacanza all’anno lontano da casa e il 25,6% ha difficoltà a fare fronte, con risorse proprie, a spese impreviste.

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