di Redazione —

Il mercato dei prodotti plant based, quelli “a base vegetale“, riferiti ad uno stile alimentare che privilegia cibi di origine vegetale come frutta, verdura, cereali integrali, legumi, noci e semi, che non esclude completamente i prodotti animali, ma ne limita il consumo, a differenza di una dieta vegana, che li elimina del tutto, ha raggiunto, secondo i dati Circana, un valore di 639.000.000 di euro nel 2024, con una crescita del 6,9% in due anni. Il latte vegetale domina ancora il comparto con oltre il 50% delle vendite, ma la crescita più dinamica riguarda i sostituti della carne, che hanno registrato un incremento del 29,5% tra il 2022 e il 2024.

Nonostante i numeri parlino chiaro, nel 2024 oltre 15.000.000 di famiglie italiane hanno acquistato prodotti plant based, con una penetrazione del 59,3% sul totale nazionale, segnale evidente di come il consumo consapevole stia diventando la norma, spinto da motivazioni legate alla salute, all’ambiente e al benessere animale e, nonostante la crescita e l’allineamento con gli obiettivi di transizione ecologica, il Parlamento europeo ha approvato un emendamento che vieta l’uso di denominazioni “animal-basedper i prodotti vegetali.

Dal 2028, nomi come burger vegetale, salsiccia di tofu o steak plant-based saranno vietati e, insieme ad altri ventotto denominazioni, entrano nella black list europea, con l’obiettivo dichiarato di evitare confusione nei consumatori, ma con il rischio concreto di penalizzare un settore innovativo e sostenibile. Un provvedimento che ha suscitato forti critiche da parte di produttori e analisti, che lo considerano un passo indietro rispetto agli impegni ambientali dell’Unione.

Secondo un’indagine del CREA, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, del 2023, oltre il 51% degli italiani ha ridotto il consumo di carne per motivi ambientali e l’11% l’ha eliminata del tutto. I dati del progetto europeo SMART Protein confermano il trend, nel 2024, il 59% ha diminuito le quantità di carne animale, ponendo l’Italia al vertice europeo per attenzione a salute e sostenibilità. Un cambiamento culturale profondo, che dimostra come i consumatori siano, spesso più avanti della politica e pronti a scegliere, alternative vegetali, quando queste sono accessibili e trasparenti.

Il comparto plant based non è più una nicchia, rappresenta un’economia in espansione che coinvolge intere filiere agricole e industriali. Le aziende del settore, sostenute anche da nuovi investimenti e partnership finanziarie, puntano su ricerca, innovazione e internazionalizzazione per rispondere alla crescente domanda, ma le nuove regole europee rischiano di frenare un percorso virtuoso, imponendo limiti linguistici che poco hanno a che vedere con la tutela dei consumatori e molto con la difesa di interessi consolidati. Il mercato e i consumatori sono pronti alla sfida per il futuro che sarà trovare un equilibrio tra chiarezza normativa e libertà d’impresa, sostenendo un comparto che contribuisce alla riduzione dell’impatto ambientale e alla costruzione di un modello alimentare più sostenibile.

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