PASCALE: «Chiedere alla CISL cosa accadrà dopo la scadenza delle graduatorie a fine 2026 è, di fatto, come chiedere all’acquaiolo se l’acqua è potabile: la risposta sarà, prevedibilmente, un rassicurante “state tranquilli, nulla da temere”, l’equivalente di un’acqua freschissima, persino quando l’orizzonte è torbido. I precari di Poste Italiane non possono più accontentarsi di promesse da “venditore”, ma devono esigere coerenza e tutela concreta.».
di Redazione —

«A Napoli, si sa, chiedere all’acquaiolo com’è l’acqua, è esercizio futile: la descriverà come freschissima, come neve, anche se stagnante, perché l’interesse a vendere è preminente. Trasportando la metafora alla CISL, i precari di Poste Italiane conferiscono al sindacato non solo tessere, ma potere e risorse», scrive in un comunicato stampa Carmine Pascale, dell’Associazione Precari in Rete, sottolineando: «La stragrande maggioranza di questi precari, infatti, sceglie proprio la CISL per la sottoscrizione della tessera sindacale. In un contesto reso ancora più critico dall’esclusione di CGIL e UIL dai tavoli sindacali a partire da dicembre 2024, che ha di fatto indebolito la capacità di opporsi alla logica aziendale orientata al massimo profitto, allo sfruttamento dei lavoratori e alla riduzione dei posti stabili, l’unica verità dovrebbe risiedere nei fatti e i fatti, in questo caso, parlano chiaro:
L’accordo discriminatorio: mentre migliaia di precari di Poste Italiane attendono da anni, “parcheggiati” in graduatoria, la CISL ha avallato un recentissimo accordo che premia solo i neo-precari con scadenza 2025, creando apertamente “lavoratori di serie A e di serie B”. Questo è un colpo di spugna su anni di attesa e un manifesto disinteresse per l’equità.

Il silenzio sui dati: il sindacato è rimasto silente di fronte a numeri che gridano vendetta sociale: 40.000 infortuni e 100.000 contratti a termine in pochi anni, aggravati da una montagna di irregolarità. Si pensi alla prassi di far lavorare gratuitamente i precari sotto il ricatto della mancata proroga contrattuale. Queste denunce, è bene ricordarlo, sono state portate avanti non dalla CISL, ma dagli stessi lavoratori.
La scelta a favore della precarietà: la CISL ha espresso apertamente contrarietà al referendum sul lavoro dello scorso 8 e 9 giugno, bollandolo come strumento sbagliato e un ritorno al passato. Il terzo quesito, in particolare, che mirava a reintrodurre l’obbligo di causali per i contratti a termine, se fosse passato, avrebbe potuto ridurre drasticamente il numero di precari reclutabili da Poste Italiane e altre grandi aziende. La sua scelta di non sostenere l’iniziativa, di fatto, ha privilegiato la flessibilità aziendale rispetto alla stabilità dei dipendenti.

La simbiosi col potere: la nomina dell’ex leader Luigi Sbarra a Sottosegretario di Stato dal “Governo Meloni” incarna la perfetta simbiosi tra questo sindacato e il potere. Quando un leader sindacale finisce dritto in una poltrona di Governo, l’indipendenza e i valori democratici sono l’ultima cosa a cui pensare.
Chiedere alla CISL cosa accadrà dopo la scadenza delle graduatorie a fine 2026 è, di fatto, come chiedere all’acquaiolo se l’acqua è potabile: la risposta sarà, prevedibilmente, un rassicurante “state tranquilli, nulla da temere”, l’equivalente di un’acqua freschissima, persino quando l’orizzonte è torbido. I precari di Poste Italiane non possono più accontentarsi di promesse da “venditore”, ma devono esigere coerenza e tutela concreta.».

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