La Relazione annuale dal Garante Privacy rivela un 2025 segnato dalla sfida di unire innovazione tecnologica e diritti fondamentali, che passano dai deepfake ai sistemi di riconoscimento facciale, fino alla tutela dei minori online e al contrasto del telemarketing aggressivo.

di Redazione —

La Relazione annuale sull’attività svolta dal Garante Privacy, nel sesto anno di mandato del Collegio, rivela come il ruolo dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali diventa sempre più strategico, come l’anno trascorso, sia stato un anno in cui l’evoluzione tecnologica ha imposto nuove forme di vigilanza e un rafforzamento delle attività di controllo, con l’obiettivo di garantire che l’innovazione proceda nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone e come l’intelligenza artificiale stia trasformando, rapidamente, il modo in cui cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni producono, condividono e utilizzano informazioni. In questo scenario.

L’Autorità ha evidenziato come tra i fenomeni che hanno maggiormente impegnato il Garante spiccano i deepfake, strumenti che consentono di creare immagini, video e registrazioni vocali estremamente realistiche utilizzando il volto o la voce di persone reali, nonché, la diffusione di queste tecnologie, soprattutto attraverso social network e piattaforme di messaggistica, possa determinare gravi violazioni della privacy e persino integrare fattispecie di reato quando manca il consenso degli interessati. Per questo motivo sono state avviate specifiche istruttorie nei confronti delle piattaforme che offrono tali servizi, richiamando i gestori alla necessità di progettare applicazioni conformi ai principi della protezione dei dati personali. Ancora più delicato è il fenomeno dei cosiddetti deepnude, applicazioni capaci di generare artificialmente immagini di persone prive di indumenti. L’Autorità ha disposto un provvedimento di limitazione nei confronti della piattaforma Clothoff dopo le numerose segnalazioni relative all’utilizzo non consensuale delle immagini, fenomeno che colpisce soprattutto donne e minorenni.

Grande attenzione è stata dedicata all’impiego dei dati biometrici: emblematico il caso del sistema di riconoscimento facciale FaceBoarding dell’aeroporto di Milano Linate, sospeso perché ritenuto non conforme alle disposizioni del GDPR. Secondo il Garante, la conservazione centralizzata dei dati biometrici dei passeggeri non garantiva un adeguato controllo da parte degli interessati. Parallelamente è proseguita l’attività di tutela dei minori online. Oltre ai controlli sui sistemi di verifica dell’età per l’accesso ai social network, il Garante ha rilanciato la campagna contro lo “sharenting“, l’eccessiva condivisione da parte dei genitori di fotografie e contenuti riguardanti i figli, pratica che può compromettere l’identità digitale e il futuro dei minori. Nella Relazione trova spazio anche il rapporto tra privacy e diritto di cronaca: L’Autorità richiama il mondo dell’informazione alla necessità di evitare derive sensazionalistiche e di mantenere un corretto equilibrio tra interesse pubblico e tutela della dignità delle persone coinvolte nelle notizie.

Tra gli ambiti che continuano a richiedere particolare attenzione figura quello sanitario, dove la crescente digitalizzazione dei servizi rende ancora più delicata la gestione delle informazioni personali. Cartelle cliniche elettroniche, fascicoli sanitari digitali e piattaforme di telemedicina trattano dati estremamente sensibili che necessitano di elevati standard di sicurezza. Anche nel 2025 la protezione dei dati sanitari è stata uno dei settori di intervento consolidati dell’Autorità, chiamata a vigilare affinché l’innovazione tecnologica e l’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito medico si sviluppino nel pieno rispetto della riservatezza dei pazienti e delle garanzie previste dal GDPR. La tutela della salute, sottolinea la Relazione, passa oggi anche dalla capacità di proteggere informazioni che rappresentano uno degli aspetti più intimi della persona.

L’intensità dell’attività svolta emerge anche dai dati: nel 2025 il Garante ha adottato 807 provvedimenti collegiali, risposto a oltre 4.200 reclami e a quasi 146.000 segnalazioni, mentre sono stati 506 i provvedimenti correttivi e sanzionatori, con sanzioni superiori ai 37.000.000 di euro. In aumento i casi di violazione dei dati personali notificati all’Autorità, cresciuti del 10% rispetto all’anno precedente, così come le segnalazioni relative alla diffusione non consensuale di materiale intimo e ai tentativi di sextortion. Sul piano internazionale il Garante ha partecipato ai principali tavoli europei e mondiali dedicati alla governance dei dati e all’intelligenza artificiale, contribuendo ai lavori per il coordinamento tra il GDPR e il nuovo Regolamento europeo sull’IA. L’impegno conferma come la protezione dei dati personali sia una questione globale, destinata ad accompagnare ogni futura evoluzione dell’ecosistema digitale.

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