CAPUTO: «In Puglia in fumo 972 ettari. Gli effetti attesi sul territorio e sui versanti potrebbero essere la perdita di copertura vegetale, la combustione della vegetazione riduce la coesione superficiale del suolo, aumentando l’erosione e l’apporto di sedimenti ai corsi d’acqua. Rischi, anche, di un possibile incremento di frane, la degradazione delle radici e il cambiamento delle proprietà idrauliche del suolo aumentano la probabilità di fenomeni franosi sui versanti colpiti, soprattutto in aree con pendii acclivi o suoli superficiali.».
di Redazione —
L’Ordine dei Geologi della Puglia nell’esprime profonda preoccupazione per l’ondata di incendi che ha colpito la Regione nella stagione 2026, rende noti i primi dati e le valutazioni tecniche sugli effetti attesi su suolo, versanti e rischio idrogeologico, sottolinea la necessità di interventi urgenti di mitigazione e pianificazione post-incendio per ridurre il rischio di frane ed alluvioni nei mesi successivi alle fiamme. Secondo i dati provvisori elaborati da fonti regionali e da EFFIS/Copernicus, il servizio europeo di monitoraggio incendi, dalla prima settimana di giugno al 13 luglio 2026 risultano bruciati circa 972 ettari in Puglia.

«La Regione Puglia ha dichiarato lo stato di grave pericolosità per incendi boschivi tra 15 giugno ed il 15 settembre 2026, attivando le misure operative del servizio Antincendio Boschivo. Gli effetti attesi sul territorio e sui versanti potrebbero essere la perdita di copertura vegetale: la combustione della vegetazione riduce la coesione superficiale del suolo, aumentando l’erosione e l’apporto di sedimenti ai corsi d’acqua. Rischi di un possibile incremento di frane: la degradazione delle radici e il cambiamento delle proprietà idrauliche del suolo (ridotta infiltrazione, maggiore ruscellamento) aumentano la probabilità di fenomeni franosi sui versanti colpiti, soprattutto in aree con pendii acclivi o suoli superficiali», ha detto Giovanni Caputo, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia.
«Pensiamo ad esempio al maggior rischio di alluvioni flash: la diminuita capacità di assorbimento del terreno e l’aumento di sedimenti favoriscono colate improvvise e innalzamento del rischio idraulico a valle. E’ necessaria una mappatura rapida delle aree bruciate: completare la ricognizione satellitare e aerea per definire perimetri classi di severità e tipi di copertura bruciata; attivare catasti temporanei degli eventi. Sono necessari interventi di stabilizzazione rapida: dove necessario, realizzare opere leggere (barriere anti-erosione, briglie, fascinate, rete paramassi, transenne di sedimenti) per ridurre trasporto solido e colate di detrito.

Fondamentali il Monitoraggio idrologico e geotecnico: installare punti di controllo pluviometrico e inclinometri/controlli visivi su versanti critici per rilevare precocemente fenomeni di movimento», spiega Caputo, concludendo: «ma, anche, il Piano di gestione della rimozione della biomassa e prevenzione del rischio, con cui coordinare operazioni di pulizia, rimboschimento con specie adatte e interventi strutturali per la mitigazione a medio termine e il Coinvolgimento delle comunità locali, attraverso cui informare e formare i cittadini e le amministrazioni comunali sulle misure temporanee di difesa e sulle procedure di emergenza.
L’Ordine dei Geologi della Puglia mette a disposizione competenze tecniche per la mappatura geologica e dei rischi post-incendio, per la valutazione dei versanti e per la progettazione degli interventi di emergenza e consolidamento. Si raccomanda alla Regione, alle amministrazioni locali e al sistema di Protezione Civile regionale di attivare subito piani coordinati che integrino monitoraggio satellitare, rilievi in campo e campionamenti del suolo per definire priorità di intervento. Per le aree agricole e urbane, indicare limitazioni temporanee all’uso del suolo e valutare vincoli urgenti dove il rischio residuo. L’Ordine invita gli organi istituzionali competenti a una collaborazione rapida e multidisciplinare per limitare gli impatti a valle degli incendi e proteggere persone, infrastrutture e risorse naturali.».

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