La nuova legislazione prevede, tra l’altro, oltre alla definizione del salario minimo di competenza dei singoli Stati membri, il rafforzamento della contrattazione collettiva, il diritto di ricorso per i lavoratori, l’istituzione di un sistema di monitoraggio affidabile, nonché, controlli ed ispezioni sul campo, per garantire conformità e contrastare i subappalti abusivi, il lavoro autonomo fittizio e gli straordinari non registrati.

di Redazione —

Il Parlamento Europeo ha approvato, lo scorso 14 settembre 2022, in via definitiva, la nuova legislazione sui salari minimi adeguati nell’UE che «dovrebbe garantire condizioni di vita e di lavoro dignitose e i Paesi UE dovrebbero promuovere la contrattazione collettiva delle retribuzioni» ed i Paesi UE disporranno di due anni di tempo per conformarsi alla direttiva, come lo stesso parlamento spiega in nota: «La legge, concordata a giugno, intende migliorare le condizioni di vita e di lavoro di tutti i lavoratori dell’UE e promuovere progressi in ambito economico e sociale. A tal fine, vengono definiti i requisiti essenziali per l’adeguatezza dei salari minimi garantiti, come stabilito dalle leggi nazionali e/o dai contratti collettivi. La legge vuole inoltre migliorare l’accesso effettivo dei lavoratori alla tutela garantita dal salario minimo.».

La nuova direttiva si applicherà a tutti i lavoratori dell’UE con un contratto o un rapporto di lavoro, mentre i Paesi UE in cui il salario minimo gode già di protezione, grazie ai contratti collettivi, non saranno tenuti a introdurre queste norme o a rendere gli accordi già previsti universalmente applicabili, come si sottolinea nella nota UE: «Attualmente i salari minimi più alti sono accordati in Lussemburgo, Irlanda e Germania, quelli più bassi in Bulgaria, Lettonia ed Estonia. Nell’UE, 21 paesi su 27 hanno un salario minimo garantito, mentre gli altri sei, Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Italia e Svezia, determinano i livelli salariali sulla base della contrattazione collettiva delle retribuzioni.».
Secondo quanto previsto dalla nuova legislazione, la definizione del salario minimo rimane di competenza dei singoli Stati membri, che dovranno, però, garantire che i loro salari minimi consentano ai lavoratori una vita dignitosa, tenendo conto del costo della vita e dei più ampi livelli di retribuzione.

Per quanto riguarda la valutazione dell’adeguatezza dei salari minimi garantiti esistenti, i Paesi UE potranno determinare un paniere di beni e servizi a prezzi reali, o fissarlo al 60% del salario mediano lordo e al 50% del salario medio lordo. Secondo il Parlamento UE, «la contrattazione collettiva a livello settoriale e interprofessionale è un fattore essenziale per determinare i salari minimi adeguati e, pertanto, deve essere promossa e rafforzata sulla base delle nuove regole”. Pertanto “gli Stati membri in cui meno dell’80% dei lavoratori è interessato dalla contrattazione collettiva, dovranno, congiuntamente alle parti sociali, stabilire un piano d’azione per aumentare tale percentuale.». Nel testo concordato viene introdotto anche l’obbligo, per i Paesi UE, di istituire un sistema di monitoraggio affidabile, nonché controlli e ispezioni sul campo, per garantire conformità e contrastare i subappalti abusivi, il lavoro autonomo fittizio, gli straordinari non registrati o la maggiore intensità di lavoro.

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