La festa di San Francesco patrono d’Italia è molto più di una ricorrenza religiosa, é una data che invita a riflettere sull’identità culturale e politica del Paese, sulla necessità di un dialogo tra valori spirituali e impegno civile, nonché, sul ruolo che figure come quella di San Francesco possono avere nella costruzione del bene comune. In un Mondo diviso, la figura del Santo continua a essere un simbolo unificante, capace di parlare a tutti, credenti e laici, cittadini e istituzioni, in nome della pace, della giustizia e della fraternità.
di Piero Mastroiorio —
Il 4 ottobre si celebra in tutta Italia San Francesco d’Assisi, proclamato Patrono d’Italia nel 1939 da Pio XII, con una festa dal profondo significato spirituale e religioso che mette in risalto la figura del Santo. Una festività, che, nel tempo, ha assunto anche un valore politico e simbolico a livello nazionale. San Francesco non è solo il “poverello di Assisi”, la sua immagine è stata usata e reinterpretata, da vari attori politici, ideologici e culturali, per promuovere valori legati all’identità nazionale, all’ecologia, alla pace e alla solidarietà sociale.

Perché proprio San Francesco nella scelta politica?
La proclamazione di San Francesco come patrono d’Italia, nel 1939, avviene in un momento storico delicato: alla vigilia della Seconda Guerra mondiale, sotto il regime fascista. In un contesto di crescente nazionalismo e tensioni internazionali, la scelta del santo umile e pacifico di Assisi rappresenta un contrappeso morale e un messaggio di unità e spiritualità. Il gesto non è solo religioso, ma è, anche, profondamente politico. Il Santo viene elevato a simbolo di una nazione, che, almeno idealmente, cerca nella figura francescana un’identità più profonda, radicata nei valori della pace, della povertà e dell’amore per il creato, valori che trascendono le divisioni ideologiche.
Il 4 ottobre può considerarsi una giornata dal valore nazionale racchiusa in una festa civile?
Nel 2005, il Parlamento italiano ha riconosciuto ufficialmente il 4 ottobre come “Giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse“, legandola esplicitamente alla figura di San Francesco. Una decisione politica, che inserisce la festa in un contesto laico e multiculturale, in linea con i principi della Costituzione. In questo modo, il Santo assume un ruolo di ponte tra religione e società civile, capace di parlare a credenti e non credenti.

Dalla destra alla sinistra, passando per l’ambiente, Francesco, può considerarsi un santo per tutti?
Nel corso dei decenni, San Francesco è stato “adottato” da vari movimenti e orientamenti politici, tanto da diventa una figura “trasversale”, capace di rappresentare un ideale comune di umanità, nonché, allo stesso tempo, uno strumento di legittimazione politica:
- I movimenti pacifisti lo hanno visto come simbolo dell’antimilitarismo.
- L’ambientalismo lo considera il primo ecologista della storia.
- La Chiesa cattolica, con Papa Francesco (il primo pontefice a prendere questo nome), ne ha rilanciato l’attualità spirituale e sociale.
- La politica istituzionale lo celebra ogni anno ad Assisi, con la partecipazione di alte cariche dello Stato.
San Francesco può essere considerato come simbolo politico e spirituale dell’Italia?
La festa di San Francesco patrono d’Italia è molto più di una ricorrenza religiosa, é una data che invita a riflettere sull’identità culturale e politica del Paese, sulla necessità di un dialogo tra valori spirituali e impegno civile, nonché, sul ruolo che figure come quella di San Francesco possono avere nella costruzione del bene comune. In un Mondo diviso, la figura del Santo continua a essere un simbolo unificante, capace di parlare a tutti, credenti e laici, cittadini e istituzioni, in nome della pace, della giustizia e della fraternità.

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