di Piero Mastroiorio —

Nel cuore del Tavoliere delle Puglie, c’è una città che ha deciso di abbracciare un’iniziativa nobile: diventare ufficialmente una Città della Gentilezza. Parliamo di San Severo, comune della provincia di Foggia, noto per la sua storia, la sua cultura, i suoi vini, il suo grano, il suo olio, le sue olive e, ultimamente, anche per una reputazione meno lusinghiera: quella di patria della prevaricazione quotidiana e della maleducazione diffusa, nonché, della munnezza.

Una dicotomia che fa sorridere (o riflettere), ma che merita un’analisi più profonda. Tutto nasce da alcuni accadimenti di questa mattina, un diverbio, quasi rissa, nel centro commerciale di via San Marco, per delle tazzine di caffe e di parcheggio furbo da parte di una persona anziana, che dovrebbe essere più educata dei giovani, almeno nella “credenza” popolare. Comunque, l’accadimento é questo: un signore sta uscendo da un parcheggio, un altro attende che si liberi, per entravi quando arriva l’anziano, che tac in maniera molto educata “frega” il posto al primo, giustificando: «a me lo hanno “fregato”, poco fa, così». Ovvia la reazione, volano parole medie, grosse e per il comportamento, saccente e provocatorio, dell’anziano, per poco non c’è stata una reazione più violenta. Meno male, che, il primo, il “derubato“, in maniera più intelligente, dall’anziano maleducato, non ha dato piglio alla violenza.

Detto questo, ripensando agli accadimenti del centro commerciale e accomunandoli a quanto accade in città, quotidianamente, prevaricazioni di ogni genere, mancate precedenze, frecce non messe, sorpassi a destra, spari di batterie a tutte le ore, del giorno e della notte, anche fonda, insudiciamenti di panchine e piazze, causa “stappo” della mezzanotte, per compleanni, rumori molesti, tappetini di deiezioni canine, da olimpiade di “salta la merda“, monopattini e motorini guidati senza casco, a volte con tre o due occupanti, immondizia gettata in ogni dove, come da ultime cronache, mi fermo o scrivo l’enciclopedia del bon ton sanseverese, viene da pensare come sia facile affiggere un cartello all’ingresso della città con su scritto “Benvenuti nella Città della Gentilezza”.

Più difficile è tradurre quel messaggio in comportamenti concreti: nel traffico, nei negozi, negli uffici pubblici o semplicemente per strada. Chi vive San Severo lo sa: tra clacson impazziti, litigi per un parcheggio, code saltate con nonchalance e un linguaggio “colorito”, che, come detto, accompagna anche le interazioni più banali, l’etichetta di “città gentile” sembra, a volte, una provocazione.

Prevaricazione come abitudine sociale?

San Severo non è diversa da tante altre città italiane nel mostrare, purtroppo, comportamenti incivili, ma qui, secondo molti cittadini, c’è un vero e proprio codice non scritto: chi alza la voce, chi si impone, chi sgomita… passa per “sveglio. L’educazione? Spesso viene vista come debolezza e la gentilezza? Una forma di ingenuità da evitare. Un fenomeno che va oltre il singolo gesto e diventa modello culturale.

Possibile non ci sia nulla da fare o qualcosa si può e si deve fare?

Parlare di gentilezza, in una città come San Severo, non è ipocrisia, é una sfida. Una dichiarazione di intenti. Forse, proprio, perché il tessuto sociale mostra difficoltà relazionali, è necessario lanciare un messaggio positivo. La gentilezza può essere un punto di partenza, un seme da coltivare, nelle scuole, nei quartieri, nei rapporti tra cittadini e istituzioni, allora sì, potremo tenerci stretta questa “targa simbolica”, ma con l’obbligo morale di trasformare le parole in fatti. Gentilezza non significa solo dire “grazie” o “per favore”. Significa rispettare le regole, lasciare il passo, non gridare per ottenere ragione. Significa pensare agli altri, anche, quando non conviene e, chissà, un giorno, i sanseveresi potranno davvero dire: “Siamo una città gentile e lo dimostriamo ogni giorno”.

In attesa che il “premio ch’era follia sperar” si materializzi a noi possiamo rispondere alla domanda: siamo sicuro che San Severo sia una città della gentilezza? Sì, ma con riserva. Per ora è uno slogan, un auspicio, forse un paradosso, ma se, anche, solo una persona al giorno decidesse di essere più cortese, di non prevaricare, di scegliere l’educazione, allora forse questo titolo potrà iniziare ad avere un senso vero, perché la gentilezza, in fondo, è contagiosa e San Severo può ancora sorprenderci!

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