di Piero Mastroiorio —

Il Comune di San Severo ha celebrato il Giorno del Ricordo, solennità civile dedicata alle Vittime delle Foibe e all’esodo giuliano-dalmata, in Largo delle Foibe, alla presenza del Sindaco, dell’Assessore alla Cultura, la cui delega é seguita dal Vicesindaco, Anna Paola Giuliani, del Comandante della Polizia locale, dr. Marco d’Antuoni, da Giorgio Romano, per l’associazione Venezia Giulia e Dalmazia, da Autorità civili e militari della città, da Associazioni di volontariato nel settore della protezione civile ed alcuni gli studenti, si é deposto una composizione floreale al cippo commemorativo.

La cerimonia di ieri, svolta nel rispetto e nella dignità dovuti, ha un neo, la scarsa affluenza. Un dato che non può passare sotto silenzio e che colpisce profondamente nella la presenza limitata di scuole e cittadini. La memoria storica non si conserva da sola. Ha bisogno di partecipazione, di ascolto, di presenza concreta. Quando queste vengono meno, il rischio non è solo l’oblio, ma l’indifferenza. L’indifferenza, la più grave sconfitta per una comunità che vuole dirsi consapevole della propria storia.

A termine della manifestazione ho raccolto alcune impressioni, a caldo, dell’Assessore alla Cultura, Anna Paola Giuliani, che così si espressa: «Oggi, uniti, nella memoria e nel rispetto, abbiamo commemorato le Vittime delle Foibe, un capitolo tragico della nostra storia, che non possiamo e non dobbiamo dimenticare. Questo evento, avvenuto principalmente dopo la seconda guerra mondiale, ha segnato profondamente il destino di migliaia di italiani, spesso, costretti a subire violenze inaudite ed inenarrabili. Le Foibe non rappresentano solo una ferita aperta nel cuore delle nostre comunità, ma sono anche simbolo di una storia complessa, intrisa di conflitti e sofferenze. È fondamentale riconoscere il dolore di chi ha subito queste atrocità, ma è altrettanto importante promuovere un dialogo sincero, fondato sulla verità storica, affinché simili tragedie non si ripetano mai più.

Commemorare le Foibe non significa fare giustizia o cercare vendetta, ma richiamare alla responsabilità, tutti, nel costruire un futuro di pace e coesione. Siamo chiamati a riflettere su quanto sia cruciale preservare la memoria collettiva, non solo per rendere omaggio agli scomparsi, ma, anche, per educare le generazioni future. In un’epoca in cui le divisioni sembrano prevalere, ricordare le foibe ci invita a promuovere la tolleranza, l’inclusione e la comprensione reciproca. Dobbiamo essere custodi di questa memoria e trasformarla in un messaggio di pace, un invito a superare le divisioni. Ogni volta che parliamo di Vittime delle Foibe, impegniamoci a essere portatori di questo messaggio: mai più silenzio, mai più odio.».




“Mai più silenzio, già, mai più silenzio, speriamo che negli anni a venire, ci si ricordi, per tempo, in modo da poter organizzare le uscite degli studenti, per la presenza al cippo di Largo delle Foibe, perché il coinvolgimento delle scuole è fondamentale: ai giovani non si può chiedere di ricordare ciò che non viene loro trasmesso, con convinzione e continuità. Ricordare le Vittime delle Foibe significa educare al rispetto, alla verità storica e al rifiuto di ogni violenza ideologica. Certo, spiegare leFoibe a scuola non è cosa semplice, non per la scarsezza dei fatti, ma perché, il racconto, spesso, si carica di ideologia, di politica.

Eppure la storia non chiede schieramenti, ma metodo. Speriamo, che presto nelle scuole e nel dibattito pubblico, affinché questa memoria non resti affidata a pochi, ma diventi responsabilità condivisa, il ricordo non sia un gesto simbolico, ma una scelta, si focalizzi su criteri chiari: accettare la complessità degli accadimenti, senza slogan, ricordando, che quelli erano italiani, morti, perché si trovarono nel momento sbagliato, nel posto sbagliato, solo che quel posto era casa loro.

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