Protagonista dell’incontro il professor Francesco Paolo Maulucci, che ha sottolineato come i graffiti diventano una forma di scrittura spontanea, capace di raccontare aspetti della spiritualità medievale, della mobilità dei pellegrini e dell’identità delle comunità, che frequentavano il sito, con un focus particolare sul quadrato magico: “SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS“, a cui ha dato una sua personalissima interpretazione.
di Redazione —

Un viaggio nella storia attraverso i segni incisi sulla pietra, capaci di restituire la memoria di uomini, pellegrini e comunità che hanno attraversato il Gargano nel corso dei secoli. È questo il tema che ha suscitato vivo interesse durante la conferenza “Devia città templare“, ospitata presso la Biblioteca Comunale “Alessandro Minuziano” di San Severo e promossa dall’Archivio di Stato di Foggia con il patrocinio del Comune di San Severo e la partecipazione dell’Archeoclub di San Severo. Dopo i saluti istituzionali, sono intervenuti la presidente dell’Archeoclub di San Severo, Maria Cristalli, e il direttore dell’Archivio di Stato di Foggia, Massimo Mastroiorio, sottolineando l’importanza della collaborazione tra istituzioni culturali e associazioni nella valorizzazione del patrimonio storico e archeologico del territorio.
Protagonista dell’incontro è stato il professor Francesco Paolo Maulucci, già funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Foggia, tra i maggiori studiosi italiani di graffiti antichi, che ha guidato il pubblico in una lettura approfondita, del sito medievale di Devia, soffermandosi sul valore storico e archeologico delle numerose incisioni conservate nel complesso. Nel corso della relazione è emerso come i graffiti costituiscano molto più di semplici segni lasciati sulle superfici murarie. Croci, simboli religiosi, iscrizioni devozionali, nomi e figure geometriche rappresentano autentiche fonti storiche, in grado di raccontare la presenza di pellegrini, il passaggio di viandanti, le pratiche di culto e la vita quotidiana che animava l’antico insediamento garganico.
Particolare attenzione è stata dedicata all’interpretazione di questi segni, letti, non come elementi isolati, ma come parte integrante del contesto architettonico e storico. L’analisi dei graffiti, affiancata allo studio delle strutture edilizie, dei reperti archeologici e della documentazione storica, contribuisce infatti a ricostruire la complessa vicenda di Devia e ad approfondire le ipotesi sul suo legame con la presenza templare nel territorio.
L’intervento del professor Maulucci ha evidenziato come la ricerca archeologica contemporanea attribuisca sempre maggiore importanza ai cosiddetti “segni minori“: tracce spesso trascurate che, se correttamente interpretate, consentono di restituire la voce di uomini e donne normalmente assenti dalle cronache ufficiali. I graffiti diventano una forma di scrittura spontanea, capace di raccontare aspetti della spiritualità medievale, della mobilità dei pellegrini e dell’identità delle comunità che frequentavano il sito.
Un focus particolare è stato riservato al quadrato magico: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS, simbolo di riconoscimento templare, che, anagrammato, restituisce il PATERNOSTER, incrociato, utilizzando l’unica N presente, con l’avanzo di due nuclei di A e O, ovvero, Alfa ed Omega, inizio e fine di ogni cosa. Il prof. Maulucci ha fornito una nuova interpretazione della scritta:

SATOR = PADRE GLI DEI – DEMIURGO
AREPO= derivata dal greco REPO – INGINOCCHIARSI con A privativa- CHE NON SI INGINOCCHIA
TENET = REGGE|
OPERA = LE COSE MATERIALI
ROTAS = TU RUOTI INTORNO
Il professor Maulucci ha proposto una lettura di carattere simbolico e teologico, interpretando alcuni elementi iconografici alla luce della tradizione cristiana. Secondo lo studioso, il messaggio sotteso potrebbe essere sintetizzato nella frase: «Io sono il Padre che non si inginocchia e regge con la sua fatica le opere, e tu ruoti inutilmente attorno alle verità assolute». Per il relatore, questa espressione, rappresenterebbe una riflessione sul rapporto tra l’uomo e il divino, contrapponendo la solidità del Padre creatore, che sostiene il Mondo con la propria opera, all’inquietudine dell’essere umano, costantemente alla ricerca di verità ultime senza riuscire a coglierne pienamente il significato. Una chiave interpretativa, che, nelle intenzioni dello studioso, invita a leggere i simboli e i graffiti non soltanto come testimonianze archeologiche, ma anche come veicoli di un profondo messaggio spirituale e religioso.

Tra i passaggi che hanno maggiormente catturato l’attenzione del pubblico vi è stata l’interpretazione proposta dal professor Maulucci sul ritrovamento di uno scheletro emerso durante gli scavi dell’antico borgo abbandonato di Monterotaro, che vuole i resti appartenere da un cavaliere, come testimonierebbe il rinvenimento degli speroni, elemento distintivo dello status equestre. L’appartenenza all’Ordine del Tempio sarebbe inoltre suggerita dal contesto storico del borgo, riconducibile ai Templari, e dal ritrovamento, tra le mani dello scheletro, di un frammento lapideo recante l’incisione della cosiddetta “cinta sacra“, il cui calco é stato mostrato ai presenti, é interpretato dal relatore come un simbolo templare.
Particolare interesse ha suscitato la circostanza che lo scheletro fosse privo del capo: il professor Maulucci ha proposto una lettura che collega questo elemento a pratiche rituali di carattere iniziatico attribuite ai Templari. Secondo la sua interpretazione, la testa del cavaliere, defunto, sarebbe stata utilizzata nell’ambito di rituali di necromanzia legati al giuramento dei nuovi adepti. Si tratta di una ricostruzione che si inserisce nel dibattito storico e archeologico sulle pratiche e sulla simbologia dell’Ordine del Tempio, offrendo una prospettiva di ricerca destinata a stimolare ulteriori approfondimenti.
La partecipazione del pubblico ha confermato l’interesse verso una conferenza che ha saputo coniugare rigore scientifico e capacità divulgativa, offrendo una nuova prospettiva sulla storia di Devia. Attraverso la lettura dei graffiti, spesso, quasi invisibili agli occhi dei visitatori, è emerso un patrimonio di informazioni che contribuisce a rendere sempre più chiara la storia di uno dei luoghi medievali più suggestivi del Gargano, dimostrando come, una semplice incisione, possa trasformarsi in una preziosa testimonianza del passato.

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