C’erano tutti, meglio, i loro nomi c’erano sicuramente all’incontro per la celebrazione dei 150 anni del Liceo Classico “Matteo Tondi”.

di Piero Mastroiorio

Stampati in grande, sui manifesti, sui pannelli, nelle locandine attaccate con lo scotch storto in ogni dove. “Interverranno”, “saranno presenti”, “dibattito con”, “incontro pubblico con”. Una parata di cognomi illustri, mancavano i sorrisi fotoshoppati e gli slogan capaci di promettere contemporaneamente cambiamento, stabilità e aperitivo finale. Si trattava di festeggiare i 150 anni di una scuola, il Liceo Classico “Matteo Tondi”.

In una location, più consona ad una pièce artistica, che ad un incontro per festeggiare il “compleanno” di una scuola, dove gli invitati, in maggioranza, ragazzetti tenuti a forza, tra uno sbuffo e un “quand c spiccn”, versione edulcorata del vero pensiero, sentito, a più riprese, tra gli astanti, che, tradotto per i non residenti nella città della gentilezza, sta a significare, “quando si sbrigano”. Sedie pronte ed occupate, microfoni gracchiati con il moderatore che annuncia al pubblico, dalle facce assorte sui telefonini, il miracolo della politica contemporanea: i politicanti presenti solo in forma tipografica.

Il ministro è trattenuto da impegni istituzionali”, poi, a scalare sarà la volta dei politicanti di rango inferiore, ma tutti salutati con la classica formula giustificante, elegante, che ormai significa tutto e niente. Potrebbe essere a Roma, potrebbe essere bloccato nel traffico, potrebbe stare scegliendo le zucchine al supermercato, è sabato. Un caldo sabato di maggio, da mare, ma non sapremo mai cosa abbia trattenuto i politicanti, di cui non faccio i nomi, volutamente, memore della frase, di andreottiana memoria: “parlate male di me, ma parlate”.

Attenzione: l’assenza fisica non impedisce la presenza spirituale, perché il politicante moderno evolve. Non ha più bisogno del corpo. È diventato una dichiarazione WhatsApp. Un videomessaggio verticale girato male, con metà faccia fuori inquadratura e la libreria strategica alle spalle. Un audio, di 47 secondi, registrato in auto con la freccia accesa in sottofondo. Una nota stampa, inviata, tre minuti prima dell’inizio dell’evento, pubblicato da qualche altro, distratto, speriamo che sia questo, che lo copia e lo incolla con tutti gli errori ortografici, dovuti alla fretta, speriamo sia questo, per l’altro.

Ci tenevo tantissimo a essere lì con voi”, comunque, non abbastanza da venire. La vera innovazione è che ormai si riesce a intervenire, anche, senza esserci mai stati. Alcuni politici rilasciano dichiarazioni su dibattiti a cui non hanno partecipato, commentano applausi che non hanno sentito e ringraziano cittadini che non hanno incontrato. Una specie di onniscienza amministrativa. In certi casi, il livello è così avanzato, che, il politicante, assente, riesce persino a “ribadire con forza” concetti espressi durante una discussione, che non ha seguito. Un dono raro, come leggere un libro senza aprirlo o fare una dieta degustando torcinelli. Naturalmente gli organizzatori difendono, sempre, tutto con grande dignità: “Ha avuto un contrattempo dell’ultimo minuto.”. L’ultimo minuto della politica italiana dura mediamente dalle 6 alle 18 ore.

Intanto, mentre qualcuno, felice come una pasqua, continua, ci riuscirà per ore, a sorridere senza sapere perché, il manifesto resta lì, gigantesco, come testimonianza archeologica di ciò che poteva essere e non è stato. Per fortuna, essendo in tanti e non essendo una convention politica elettorale, non c’era il volto sorridente del candidato a fissare i passanti, mentre, il moderatore, nel microfono gracchiate, annuncia: “Purtroppo non potrà essere con noi.”.

Questo è il punto cruciale, il pubblico entra nella fase dell’accettazione: nessuno protesta, qualcuno sbadiglia o dorme, i più anziani, altri, i più giovani, quelli trattenuti a forza, continuano a guardare lo schermo luminoso portatile, il cui audio non è stato abbassato, tanto per essere in tono con la città della gentilezza. Non sono i soli. Gli italiani, hanno sviluppato una resilienza specifica: sopravvivere agli eventi con ospiti immaginari. Anzi, a volte, l’assenza migliora perfino il dibattito. Il politico assente è disciplinato, non interrompe, non urla, non va fuori tema ed è, probabilmente, la versione più collaborativa della politica contemporanea, ma fa sollevare una domanda: la sua presenza-assenza, a chi si reca sul posto, perché attratto dal manifesto con il nome, più o meno di grido, può essere considerato danno e beffa insieme?

Resta una domanda: perché continuare a stampare nomi sui manifesti prima della conferma? Semplice, perché il manifesto non serve a dire chi verrà, ma serve a dire chi, teoricamente, avrebbe potuto avere intenzione di pensare, di considerare, l’ipotesi di partecipare. La politica quantistica funziona così: il politico è contemporaneamente presente e assente finché non si apre la porta della sala conferenze e, spesso, quando la porta si apre, dentro c’è solo il moderatore, con un foglio in mano, che dice: “l’ospite d’onore, che non so più chi sia, tra tutti gli assenti, giustificati, vi saluta tutti e vi ringrazia, per la vostra presenza, distratta dai vostri cellulari.”.

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