Nel frattempo, sperando che adottino strategie di prevenzione, magari includendo qualche falco addestrato o una campagna di sensibilizzazione per i piccioni cittadini, Palazzo Celestini potrà finalmente respirare e mostrare la sua bellezza senza più essere oscurato da una montagna di… fertilizzante involontario.

di Piero Mastroiorio —

In una città dove il patrimonio storico è spesso un vanto, Palazzo Celestini si conferma, ancora una volta, protagonista, seppure per ragioni meno nobili, negli ultimi giorni, un’impresa, degna di un eroico esercito di manovali, ha preso piede con grande risalto: la rimozione di quattro tonnellate di guano dalla torre del palazzo. Sì, avete letto bene, quattromila chili di materiale biologico che si sono accumulati nel corso degli anni, 25, sulla sommità della maestosa struttura. Il guano, noto principalmente come fertilizzante naturale, qui si è manifestato in una quantità tale da richiedere un intervento massiccio e specialistico.

La torre, fino ad oggi simbolo di eleganza, eretta sul complesso interamente ricostruito, tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, sotto la guida dell’abate Giuseppe Maria, dopo che la struttura medievale fu quasi rasa al suolo, nel 1627, dal catastrofico sisma che che colpì la Capitanata, è stata trasformata in una sorta di gigantesco deposito di “scorie” volate direttamente dal cielo.

Il lavoro di bonifica non è stato semplice: operai coraggiosi, armati di tute protettive, mascherine e molta pazienza, hanno dovuto affrontare quotidianamente una sfida non solo fisica, ma anche olfattiva. Tra scale sporadiche, corde sospese e il costante rischio di scivolare su quello che, per chi non lo sapesse, è una sostanza tutt’altro che salubre, la squadra ha svolto il proprio compito con meticolosità impeccabile.

Non è ben chiaro come tale accumulo sia stato permesso per così tanto tempo, 25 anni, né quali siano stati i controlli precedenti, ma si ipotizza che la torre fosse diventata un vero e proprio paradiso per una comunità di volatili, forse, addirittura, un loro quartier generale. Un’occasione mancata per godere di una vista panoramica incontaminata che, invece, rimaneva celata dietro uno strato spesso di guano che avrebbe fatto invidia a qualunque produzione agricola intensiva.

Il Commissario Straordinario, Francesco Cappetta, il 27 luglio 2026, ha così dichiarato: «Ho letto nelle ultime ore dichiarazioni rilasciate alla stampa da ex amministratori comunali contenenti spunti polemici circa le difficoltà incontrate in alcuni giorni della scorsa settimana in merito al servizio di raccolta dei rifiuti. Precisato, che, la criticità è superata, in questa circostanza, mi preme sottolineare, che, è in fase terminale la raccolta del guano – escrementi dei piccioni – che soffocava da decenni la Residenza Municipale di Palazzo Celestini ed in particolare la torretta sovrastante il Palazzo. A costoro ricordo, che, in pochi giorni, l’azienda incaricata ha rimosso ben quattro tonnellate di guano, vale a dire quattromila chili di rifiuti speciali che inquinavano la città.

Da quasi 25 anni nessun tipo di attività era stata posta. Peraltro, nel 2002, sul guano già esistente, è stato pure disposto un telo, senza provvedere alla rimozione dei rifiuti con ulteriore aggravamento della già grave situazione! D’intesa con il Dirigente Area IV, ing. Benedetto di Lullo e la tecnostruttura comunale, ho immediatamente disposto l’attività di bonifica per la salute pubblica con la rimozione di ogni tipo di rifiuto. Al termine di tali lavori altra azienda incaricata provvederà alla messa in funzione dopo diversi anni dell’orologio comunale che domina Piazza Municipio, simbolo identitario di questa città, soffocato anche esso, fino ad oggi, dal guano dei piccioni e dall’incuria.».

Intanto, possiamo solo riflettere sul fatto che le meraviglie architettoniche, quanto più sono antiche e alte, tanto più sembrano attirare… le attenzioni poco gradite di pennuti in cerca di un posto al sole (o quasi). Resta da chiedersi se questo episodio diventerà un monito per futuri controlli e se Palazzo Celestini tornerà presto ad essere un punto di riferimento culturale senza più disavventure aeree di questo tipo. Dopotutto, quattro tonnellate sono un bel carico da smaltire, specialmente quando si tratta di qualcosa che nessuno vorrebbe ritrovare sul proprio tetto. Con un pizzico di ironia, potremmo dire che, in fondo, anche il guano storicizza, imprimendo un’impronta del tutto unica su un edificio altrimenti perfetto nella sua eternità di pietra. Nel frattempo, sperando che adottino strategie di prevenzione, magari includendo qualche falco addestrato o una campagna di sensibilizzazione per i piccioni cittadini, Palazzo Celestini potrà finalmente respirare e mostrare la sua bellezza senza più essere oscurato da una montagna di… fertilizzante involontario.

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