Dopo le rivendicazioni dell’ex sindaco sul campo sportivo cittadino, restano due interrogativi: perché il silenzio fino a oggi e se il bilancio della sua amministrazione è così positivo, perché non tornare a chiedere il consenso dei cittadini?

di Piero Mastroiorio —

Sul Campo sportivo “Ricciardelli” si torna a discutere e, come spesso accade in politica, quando arriva una buona notizia arrivano, anche, le rivendicazioni: l’ex sindaco, Lidya Colangelo, interviene, attraverso la sua pagina Facebook, scrivendo: «Mi fa sorridere (amaramente) che l’ex assessore Marino plauda, oggi, alla notizia del parere favorevole circa l’approvazione dei fondamentali lavori di riqualificazione del campo sportivo cittadino “Ricciardelli”, pur sapendo, che, avendo gli amici suoi, mandato a casa la mia Amministrazione, questi lavori vedranno l’alba chissà quando!

Oltretutto ricordo a lui, per primo, che, io per due anni, ho firmato autorizzazioni in deroga, prendendomi personalmente la responsabilità di far allenare, giocare e partecipare ai campionati, tutte le squadre: dai bambini, alle giovanili, alla prima squadra. Per le autorizzazioni a questi lavori, mi sono interfacciata, personalmente, più volte con il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, con la Prefettura, perché tutto procedesse nel migliore dei modi, così, come effettivamente è avvenuto, a dispetto di chi diceva che “avevamo fallito”!

Firmare e prendersi delle responsabilità, in prima persona, significa credere fermamente nei valori dello sport e della importanza delle strutture per i nostri atleti. Spero, che, ora, da settembre, si possa fare altrettanto. Altrimenti, altro che plaudire. Ci sarebbe, invece, da piangere, bisognerebbe dire a Marino e ai suoi amici… Chi ha fallito, dunque? Dove sono i fallimenti giacché io, invece, continuo a vedere fatti e risultati?!».  

Una ricostruzione che merita attenzione, perché aggiunge elementi al dibattito pubblico, ma, proprio, per questo lascia aperti interrogativi, che difficilmente possono essere ignorati. Perché questa risposta arriva soltanto adesso? Perché attendere il via libera ai lavori, per tornare a spiegare alla città ciò che, secondo la sua versione, era stato fatto? Se il lavoro svolto era così determinante e le critiche erano ingiuste, perché non raccontarlo con la stessa forza quando il confronto politico era più acceso e i cittadini chiedevano chiarezza? Perché, sindaco quando era alla guida della Città, scelse il silenzio?

Mentre attendiamo, forse, invano, le risposte alle nostre domande, c’è un’ultima domanda, che, inevitabilmente, si affaccia nel dibattito: tenendo presente i suoi trascorsi politici, ex consigliere comunale, prima, ex primo cittadino, adesso, rivendicando risultati e responsabilità assunte in prima persona, se davvero ritiene che la sua amministrazione non abbia governato così male San Severo, come sostenuto da qualcuno, perché non tornare a chiedere la fiducia dei cittadini?

Si, candidi, nuovamente, non butti a mare le speranze di cambiamento, che la portarono alla vittoria. La politica, in fondo, offre sempre la possibilità della verifica democratica. Se si è convinti della bontà del proprio operato, il giudizio più importante non è quello affidato ai comunicati o ai social network, ma quello espresso dagli elettori. Le rivendicazioni hanno certamente un valore, ma hanno, ancora, più forza quando si accompagnano alla disponibilità di rimettersi in gioco, perché, sarà sempre la Città a decidere, chi ha davvero amministrato bene e chi, invece, ha soltanto raccontato la propria versione dei fatti.

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