Questo passo indietro mette la maggioranza con le spalle al muro. Le dimissioni raccontano di un clima interno deteriorato, di fratture evidenti e di una leadership che fatica a reggere il dissenso. Il silenzio o le minimizzazioni, in questo caso, rischiano di aggravare una situazione già esplosiva. Si sbaglia a pensare che: il problema non è un consigliere in meno, ma la credibilità dell’intero Consiglio comunale?
di Piero Mastroiorio —
Un atto che sa di denuncia politica e che mette seriamente in discussione il funzionamento del Consiglio comunale: le dimissioni del consigliere, di cui, volutamente, non faccio il nome e non cito la sua appartenenza politica, che commento lontano dalla caccia al like, arrivano come una bomba e portano alla luce una realtà inquietante: mancanza di chiarezza, opacità decisionale e totale assenza di confronto. Siamo davanti a un gesto estremo che parla di un’amministrazione sempre più chiusa, autoreferenziale e lontana dai principi di trasparenza.

In un primo momento, nel mirino del consigliere dimissionario, finisce un sistema, che, secondo quanto denunciato, ci é parso di capire, che avrebbe trasformato il Consiglio comunale in un passacarte, chiamato a votare atti già decisi, senza spiegazioni adeguate e senza la possibilità di un reale controllo politico. Interpretazioni errate? Forse si, perché sono state, ci é parso di capire, ritrattate con la precisazione: «quando parlo di “poca chiarezza” mi riferisco al fatto che, per molto tempo, mi sono trovato a leggere notizie sui quotidiani senza che poi seguissero spiegazioni. Non tanto a me, quanto soprattutto ai cittadini. Nulla di più, nulla di diverso.».
Non so se avremo risposta, ma la domanda la pongo lo stesso: la mancanza di chiarezza, le risposte vaghe, il continuo rinvio delle questioni più scomode, i troppi silenzi e le risposte affidate alla tifoseria, avrebbero reso e renderanno impossibile svolgere il ruolo per cui i consiglieri sono stati eletti dai cittadini?
Le dimissioni del consigliere sembrano non essere un gesto di stanchezza personale, ma un atto d’accusa diretto contro il metodo di governo dell’amministrazione. La parola chiave è una sola: chiarezza, o meglio, la sua totale assenza. Si sbaglia nel pensare che: quando chi amministra evita il confronto, oscura i passaggi decisionali e non spiega come e perché vengono prese certe scelte, la politica locale smette di essere servizio pubblico e diventa gestione opaca del potere?

Questo passo indietro mette la maggioranza con le spalle al muro. Le dimissioni raccontano di un clima interno deteriorato, di fratture evidenti e di una leadership che fatica a reggere il dissenso. Il silenzio o le minimizzazioni, in questo caso, rischiano di aggravare una situazione già esplosiva. Si sbaglia a pensare che: il problema non è un consigliere in meno, ma la credibilità dell’intero Consiglio comunale?
In tutto questo, a rimetterci sono i cittadini. La “mancanza di chiarezza” denunciata si traduce in scelte incomprensibili, ritardi, decisioni calate dall’alto e una distanza sempre maggiore tra istituzioni e comunità. Le dimissioni diventano: l’ennesimo segnale di un sistema che non funziona e che rischia di svuotare la democrazia locale del suo significato più profondo?
La surroga risolverà l’aspetto burocratico, ma non chiuderà la ferita politica, che resta aperta. Le domande restano tutte sul tavolo: chi decide davvero? Perché manca chiarezza? Cosa si sta cercando di nascondere? Domande chiare e precise dei cittadini, che, con queste dimissioni, pretendono risposte altrettanto chiare. Non arriveranno risposte, ma vuoi vedere che, nel mentre si ode sempre più vicino uno strano rumore metallico, una specie di tintinnio di catene, il caso dimissioni rischia di diventare solo il primo di una lunga serie?

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