SLG-CUB POSTE: «Con la privatizzazione di Poste Italiane e la gestione aziendale finalizzata alla vendita in Borsa, l’azienda ha perso il ruolo di struttura strategica al servizio della collettività. Purtroppo, questa gestione ha come finalità quella di ricavare soldi, al di là di ogni ragionevole possibilità, per darli ai soggetti possessori delle azioni. Così, sono state vendute le proprietà (grandi palazzi storici), chiuse strutture, il personale ridotto di oltre il 50% e sbattuto a destra e a manca, nonché grandi sofferenze psicologiche e fisiche, per chi è stato male e per chi sta sta male.».
di Redazione —

«Con la privatizzazione di Poste Italiane e la gestione aziendale finalizzata alla vendita in Borsa, l’azienda ha perso il ruolo di struttura strategica al servizio della collettività», scrive il sindacato SLG-CUB Poste, in un comunicato stampa, contenente un volantino di denuncia, dal titolo “Cattive Azioni” inviato agli organi di informazione, in cui si segnalano alcune attrezzature aziendali danneggiate in uso, mentre sarebbero da rottamare, che hanno motivato la segnalazione sindacale all’ATS di Milano, sottolineando: «Purtroppo, questa gestione ha come finalità quella di ricavare soldi, al di là di ogni ragionevole possibilità, per darli ai soggetti possessori delle azioni. Così, sono state vendute le proprietà (grandi palazzi storici), chiuse strutture, il personale ridotto di oltre il 50% e sbattuto a destra e a manca, nonché grandi sofferenze psicologiche e fisiche, per chi è stato male e per chi sta sta male.
Questo non interessa a chi gestisce “Poste Italiane”, perché ogni SpA fa solo lucro, e non valutazioni umane o di benessere collettivo, mentre nessuno dei partiti presenti in Parlamento e nessuno dei sindacati firmatari del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, ha mai dichiarato che sia necessario riportare Poste Italiane sotto la gestione pubblica, al 100%, nell’interesse della collettività.
L’AD di Poste Italiane, Matteo Del Fante, possiede 136.135 azioni (al 2024, ma la pubblicazione del dato è rimasta quella), vedere sul sito di Poste Italiane. Questo vuol dire che si troverà a guadagnare 136.000 euro di “dividendi”, per l’anno 2025, visto che il dividendo è stato stabilito ad 1 euro per singola “azione”, a cui si aggiungerà il suo “stipendio annuo” di 1.478.000 euro.
Non sappiamo quanti politici e sindacalisti possiedano azioni (e quante ne abbiano ognuno), ma si può pensare che quelli che hanno sempre approvato la privatizzazione, attivamente o restando in silenzio, pur davanti ai danni provocati alla collettività, cioè a lavoratori e utenti, non siano dispiaciuti che l’azienda abbia ricavato utili miliardari e distribuito congrui “dividendi”.
Ci sono anche sindacati che, in più, promuovono la diffusione delle azioni tra gli stessi lavoratori, che così diventerebbero padroni e sfruttati allo stesso momento, e magari ammalati e licenziati, anche se proprietari delle azioni. Si tratta di una strategia delirante, che vorrebbe scaricare sugli stessi lavoratori le conseguenze di un sistema indecente e che non potrà durare all’infinito.
Visto che il servizio pubblico è stato sfasciato, sfiduciando e allontanando sempre più utenti, e i palazzi remunerativi sono stati venduti, da dove arriveranno i soldi futuri, considerando anche le spese da affrontare per rinnovare gli ambienti di lavoro fatiscenti, le attrezzature obsolete, i locali indecenti? E ora pensano di fornire ai dipendenti le azioni, magari al posto di un aumento di stipendio?».

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