Contro lo spreco alimentare non bastano le buone intenzioni: sulla prevenzione incidono fattori sociali e demografici e attivismo digitale, dove i consumatori più virtuosi sono le donne, chi vive in aree rurali e chi segue un’alimentazione vegetariana o flexitariana, di base vegetale e con un ridotto consumo di carne e pesce, insieme a chi è più coinvolto nell’uso di strumenti digitali, come le app, dedicati alla prevenzione degli sprechi alimentari.
di Redazione —
I risultati del progetto “Scrap the Food Waste” realizzato da Will Media, AWorld, Unione Nazionale Consumatori (UNC) e Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e quelli diffusi in occasione della Giornata di prevenzione dello spreco alimentare, del 5 febbraio, rivelano come in Italia si spreca un po’ meno cibo: 554 grammi di cibo pro capite ogni settimana, 63,9 grammi in meno nell’arco di un anno, tuttavia, nonostante sia in atto una tendenza a ridurre gli sprechi, la somma delle perdite e degli sprechi alimentari “tocca cifre vertiginose”: vale oltre 13.500.000.000 la filiera 2026 del cibo sprecato in Italia, dati elaborati dall’Università di Bologna – DISTAL / Waste Watcher sulle fonti di riferimento, pari a oltre 5.000.000 di tonnellate di cibo e vale 7.363.000.000 solo nelle nostre case.

Tutto questo significa anche un enorme spreco economico: la FAO stima che, in tutto il Mondo, circa un terzo del cibo destinato al consumo umano venga perso o sprecato. Equivale a oltre un miliardo di tonnellate di cibo e 940 miliardi di dollari di perdite economiche all’anno, mentre una persona su nove rimane denutrita. La ricerca è basata sull’elaborazione di un FWPI, Indice di Prevenzione dello Spreco Alimentare, ha permesso di individuare i profili dei consumatori con i comportamenti più efficaci nella riduzione dello spreco domestico.
Le donne, chi vive in aree rurali e chi segue un’alimentazione flexitariana o vegetariana adottano comportamenti più virtuosi nella gestione del cibo. Importante anche il ruolo del digitale: chi usa in modo consapevole social media e applicazioni dedicate alla riduzione dello spreco alimentare dimostra anche livelli più bassi di spreco stesso. La Generazione Z, in particolare, si distingue per l’impegno attivo nella ricerca di informazioni sul cibo, mentre l’interesse per le tematiche alimentari tende a diminuire con l’aumentare dell’età. C’è inoltre un legame fra la sensibilità verso la sostenibilità e comportamenti anti-spreco.
L’indagine evidenzia che le donne mostrano livelli più alti di attivismo digitale. Genere, area geografica e orientamento alimentare influenzano significativamente la prevenzione dello spreco alimentare. Un comportamento meno virtuoso in termini di spreco viene invece associato a una minore frequenza di utilizzo di social media e app. Le persone con un FWPI più elevato dichiarano, inoltre, una maggiore sensibilità verso temi legati alla sostenibilità come l’economia circolare, le filiere alimentari corte e le motivazioni etiche o ambientali per il vegetarianismo.
I risultati della ricerca indicano, in fine, «un allineamento tra conoscenze relative alla sostenibilità, sensibilità etica e pratiche concrete di riduzione degli sprechi, evidenziando l’importanza di strategie di comunicazione mirate che migliorino la consapevolezza dei consumatori e il coinvolgimento informativo. Nel complesso, gli strumenti digitali e un’informazione appropriata possono essere leve efficaci, per aumentare la consapevolezza, rafforzare la coerenza comportamentale e promuovere una gestione alimentare responsabile. Le politiche e gli interventi dovrebbero integrare l’alfabetizzazione digitale e l’educazione alimentare ed essere personalizzati per supportare la riduzione degli sprechi alimentari domestici.».

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