WWF ITALIA: «Oltre il 60% del cibo sprecato in Europa proviene dalla fase di consumo finale (dalle nostre case e poi dalla ristorazione) ed è responsabile di oltre il 70% degli impatti ambientali complessivi legati allo spreco in Europa.».
di Redazione —
«Lo spreco alimentare è una delle forme più silenziose di perdita di biodiversità: usa e consuma natura senza produrre nutrimento», dice il WWF Italia, in occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, segnalando, nell’ambito della sua campagna Our Future, come «gettare il cibo non consumato non sia solo una ingiustizia sociale ma anche un grave danno per la Natura.».
«Le dimensioni del fenomeno sono globali: ogni anno si sprecano circa 1.000.000.000 di tonnellate di cibo, a fronte di 673.000.000 di persone che soffrono la fame e oltre 2 miliardi che vivono in condizioni di insicurezza alimentare», dice il WWF Italia, denunciando: «Il cibo che non viene consumato utilizza inutilmente circa il 30% dei terreni agricoli globali, 250 km³ di acqua dolce ed emette oltre 3 miliardi di tonnellate di CO2, contribuendo al sovrasfruttamento delle risorse, alla crisi climatica e alla perdita di biodiversità.».

In Europa l’impatto è rilevante: lo spreco alimentare è responsabile di circa il 16% degli impatti ambientali complessivi del sistema alimentare, contribuendo per il 12% all’uso di acqua, per il 16% all’uso del suolo, per il 15% all’alterazione degli ecosistemi marini e per il 16% alle emissioni di CO₂. Se fosse un Paese, lo spreco alimentare sarebbe il quinto maggiore emettitore di gas serra dell’UE. «Oltre il 60% del cibo sprecato in Europa proviene dalla fase di consumo finale (dalle nostre case e poi dalla ristorazione) ed è responsabile di oltre il 70% degli impatti ambientali complessivi legati allo spreco in Europa», ricorda WWF Italia, sperando in un, necessario, cambio di rotta.
«Ridurre lo spreco alimentare è una delle modalità più immediate per determinare un risparmio per i consumatori e gli operatori, per ridurre la pressione sugli ecosistemi, biodiversità e habitat naturali, senza compromettere la sicurezza alimentare ed è uno dei modi più concreti per contribuire al recupero di nutrienti e di materie prime secondarie, per la produzione di mangimi, per sostenere la bioeconomia, per migliorare la gestione dei rifiuti e sviluppare le energie rinnovabili», afferma Eva Alessi, responsabile Sostenibilità di WWF Italia.
Bastano, quindi, pochi gesti quotidiani per fare la differenza, come ricorda Alessi: «imparare a interpretare correttamente le date di scadenza e i termini minimi di conservazione, pianificare gli acquisti con attenzione, acquistando quantità adeguate al proprio nucleo familiare e al consumo individuale, preparare porzioni corrette rispetto al proprio fabbisogno, preferire prodotti freschi e di stagione, sostenere filiere locali e acquistando quanto più possibile prodotti provenienti da agricoltura biologica.».

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