di Piero Mastroiorio —

Negli ultimi giorni, il Cimitero comunale di Torremaggiore, in Provincia di Foggia, che annovera tra le altre, la tomba-monumento dedicata a Nicola Sacco, che contiene le sue ceneri mescolate a quelle di Bartolomeo Vanzetti, i due anarchici condannati a morte in America e la tomba monumentale del Principe de Sangro, è stato teatro di una serie di atti vandalici, inquietanti, di cui non forniremo immagini e dettagli per ovvi motivi, che non sto qui a spiegare, che hanno profondamente scosso la comunità locale, attese le diverse segnalazioni circa olio esausto versato su tombe, lapidi danneggiate e vetri infranti. Gesti non solo irrispettosi verso i defunti, ma anche chiari segnale di disagio sociale o intenzioni deliberatamente offensive.

Si tratta di atti casuali o di messaggi inviati alla Città?

La risposta é di difficile formulazione, atteso che i fenomeno dei vandalismo nei luoghi sacri, in particolare nei Cimiteri, non è nuovo e le motivazioni di cui si deve tener conto possono essere molteplici, come atti di ribellione o protesta, contro istituzioni religiose o sociali, disturbi psicologici, in soggetti fragili, azioni ritualistiche o pseudo-esoteriche, vandali in cerca di visibilità sui social, criminalità giovanile o atti di bullismo. Comunque, senza scomodare esperti in sicurezza urbana, la mancanza di sorveglianza attiva, l’accessibilità nelle ore notturne e l’assenza di sistemi di videosorveglianza rendono i cimiteri luoghi facili da colpire per chi cerca di agire indisturbato. Anche se la strada dei semplici atti vandalici compiuti per noia, da parte di giovani o gruppi marginalizzati che non trovano altri modi per esprimere il proprio disagio, é sempre la più accreditata.

Il Cimitero è tradizionalmente visto come un luogo di riposo e riflessione. È uno spazio in cui le famiglie possono onorare e commemorare i propri cari deceduti. Gli atti vandalici, quindi, rappresentano una violazione di questo sancta sanctorum. La rottura dei vetri e l’imbrattamento con olio esausto, non solo danneggiano fisicamente il luogo, ma ne compromettono, anche, il significato emotivo e spirituale. Per le famiglie, scoprire che una tomba è stata vandalizzata può essere devastante. Questi atti generano un duplice lutto: quello per la persona scomparsa e quello per la dignità della sua memoria. Il Cimitero diventa, così, un luogo di sofferenza intensificata piuttosto che di pace.

Perché qualcuno potrebbe sentirsi spinto a commettere atti tanto distruttivi?

Le motivazioni possono essere molteplici e complesse: un aspetto da considerare è la frustrazione che alcune persone provano nei confronti della società. La vita quotidiana può risultare opprimente e l’espressione di tale disagio può manifestarsi attraverso comportamenti distruttivi. La sensazione di alienazione dalla comunità e dalle proprie radici può portare alcuni individui ad agire in modo distruttivo. In questo contesto, il Cimitero diventa un bersaglio simbolico: distruggere il ricordo di qualcun altro è, paradossalmente, un modo per esprimere il proprio dolore esistenziale. In particolare, gli adolescenti sono vulnerabili a questa forma di espressione. L’età della ribellione, non in tutti i giovani, può trasformarsi in atti di vandalismo, in un tentativo di affermare la propria identità.

Affrontare il problema degli atti vandalici richiede un intervento congiunto da parte della comunità, con vigilanza e iniziative di sensibilizzazione potrebbero aiutare a proteggere i Cimiteri e a sensibilizzare la popolazione sull’importanza di rispettare questi luoghi. Educare i giovani sull’importanza della memoria e del rispetto per i defunti è cruciale. Le scuole possono svolgere un ruolo significativo in questo processo, organizzando visite ai Cimiteri e coinvolgendo gli studenti in progetti di recupero e valorizzazione degli spazi, nonché, utilizzare l’arte come forma di espressione. Offrire ai giovani la possibilità di esprimere il loro disagio attraverso laboratori creativi può ridurre il rischio di atti vandalici, trasformando le emozioni negative in opere positive.

Gli atti vandalici nei Cimiteri sono un chiaro segnale di disagio sociale e psicologico, che non vanno e non possiamo ignorare, né tantomeno giustificare. È essenziale affrontare il problema in modo olistico, comprendendo le radici che spingono le persone verso comportamenti distruttivi. Solo attraverso la consapevolezza, l’educazione e il coinvolgimento della comunità si potrà sperare di preservare la sacralità di questi luoghi ed il rispetto e la memoria per coloro che ci hanno preceduto. In un momento storico in cui la società sembra sempre più divisa, è fondamentale riunire le forze per combattere contro il vandalismo e restaurare un senso di comunità e rispetto collettivo, perché la memoria dei nostri defunti merita di essere onorata e protetta, non solo per il loro ricordo, ma per il benessere della nostra stessa umanità.

Il senso di comunità ed rispetto collettivo sono stati richiamati, anche, da Nicola di Stefano, responsabile dell’Associazione Vittime di Ingiustizia, che ha dichiarato: «…ci troviamo a fronteggiare un episodio che colpisce non solo la nostra comunità, ma il cuore stesso della nostra civiltà: gli atti vandalici avvenuti nel Cimitero cittadino. L’orrore di vedere olio esausto versato su tombe, simboli di amore e ricordo e finestre frantumate sono un intenso richiamo alla nostra responsabilità collettiva. Non è solo un attacco contro spazi sacri, ma un’offesa alle memorie dei nostri cari, a chi ha contribuito alla costruzione di questa comunità. Ogni tomba rappresenta una storia, un legame e, con gesti ignobili, come questi, si cerca di spezzare quel filo che unisce passato e presente. Chiediamo alle autorità competenti di agire con tempestività, per garantire che tali atti non restino impuniti. La nostra comunità merita sicurezza, rispetto e dignità per i propri defunti. Insieme, possiamo rialzarci, dimostrando che la solidarietà e l’amore possono vincere sull’inciviltà.».

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