di Redazione —

La cucina italiana, nella sua interezza, dal 10 novembre 2025, è Patrimonio culturale immateriale dell’umanità, con deliberato unanime del Comitato intergovernativo dell’UNESCO, riunito a New Delhi. È  nella sua interezza: non una singola ricetta o tecnica, ma un patrimonio fatto di tradizioni, gesti, storia, condivisione. Secondo l’UNESCO, la cucina italiana, prima al Mondo ad ottenere queso riconoscimento, rappresenta una «miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie», un modo di «prendersi cura di sé e degli altri», di «esprimere amore» e «rafforzare i legami comunitari». Un applauso lungo e sentito ha accolto la decisione, dopo la valutazione di 60 dossier da 56 Paesi.

Nel documento, l’UNESCO sottolinea come cucinare “all’italiana” significhi inclusione sociale, trasmissione intergenerazionale e rispetto per gli ingredienti. La cucina diventa uno spazio comunitario in cui i ruoli non sono fissi, ma si scambiano naturalmente: nonni che insegnano ai nipoti, giovani che reinterpretano tradizioni, famiglie che si ritrovano attorno alla tavola. Le nostre ricette anti-spreco, le tecniche tramandate da secoli, i sapori che attraversano regioni e storie: tutto contribuisce a un patrimonio che non è solo gastronomico, ma culturale, sociale e identitario.

Il dossier di candidatura, guidato dal giurista Pier Luigi Petrillo, valorizza il lavoro di realtà come La Cucina Italiana, l’Accademia Italiana della Cucina e la Fondazione Casa Artusi, impegnate da decenni nella tutela e nella promozione delle tradizioni culinarie del Paese. Con questo nuovo ingresso nella Lista UNESCO, l’Italia rafforza il suo primato mondiale nel settore agroalimentare: delle 21 tradizioni italiane iscritte, ben 9 sono legate al cibo e alla terra: l’arte dei pizzaiuoli napoletani, la transumanza, la dieta mediterranea, la cerca del tartufo, la coltivazione dello zibibbo di Pantelleria o la costruzione dei muretti a secco. Una costellazione di saperi che racconta l’intreccio tra paesaggio, cultura, lavoro e comunità.

La notizia è stata accolta con soddisfazione anche da Federconsumatori, che parla di «motivo di orgoglio nazionale» e di occasione per rafforzare la tutela delle nostre produzioni e della filiera agroalimentare. Il riconoscimento UNESCO, infatti, apre anche una sfida: difendere l’autenticità della cucina italiana dalle minacce dell’Italian sounding, della contraffazione e delle scorrettezze di mercato che colpiscono tanto i produttori quanto i cittadini. Federconsumatori richiama l’urgenza di:

  • promuovere trasparenza e tracciabilità dei prodotti;
  • contrastare ogni forma di imitazione o manipolazione che sfrutta il nome “Italia”;
  • educare alla qualità, alla sostenibilità e alla sana alimentazione;
  • valorizzare il legame profondo tra cibo, territorio e comunità.

Il riconoscimento UNESCO non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. La cucina italiana diventa ufficialmente un bene culturale universale, da custodire e tramandare. È un invito a riscoprire il valore dei gesti quotidiani: impastare, condividere, imparare, raccontare. Un invito a scegliere qualità, sostenibilità, autenticità. Un invito, soprattutto, a continuare a vivere la cucina come uno spazio comunitario, capace di unire generazioni e culture diverse. Un patrimonio che, come ricorda l’UNESCO, «supera tutte le barriere» e, dal 10 novembre 2025, appartiene di più al Mondo.

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