di Redazione —

I dati del rapporto Education at a Glance 2025, realizzato dall’OCSE, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, rivelano come l’Italia rimanga agli ultimi posti tra i Paesi industrializzati per quota di laureati: solo il 22% degli adulti tra i 25 e i 64 anni possiede un titolo universitario, contro una media OCSE del 42%. Un dato che ci accomuna al Messico e ci allontana dai Paesi più avanzati, come il Canada, che guida la classifica con il 65%. Nella fascia più giovane (25-34 anni) i numeri migliorano leggermente, raggiungendo il 32%, ma restiamo ben al di sotto della media OCSE (48%). Da segnalare la netta prevalenza delle donne (38%) rispetto agli uomini (25%).

A pesare non è solo la bassa percentuale di laureati, ma, anche, la distribuzione dei percorsi di studio: in Italia, appena il 21% degli studenti universitari sceglie un corso di laurea triennale in ambito scientifico e tecnologico (STEM), quelli più richiesti dal mercato del lavoro, mentre, il 20% opta per economia, amministrazione e giurisprudenza, con un il 36% che si orienta verso arti, scienze umane, scienze sociali, giornalismo e informazione. Un divario che riduce la competitività del nostro sistema formativo rispetto alle esigenze occupazionali globali.

Altra negatività rivelata dal rapporto è quella degli investimenti: lItalia destina all’istruzione, dalla scuola primaria all’università, solo il 3,9% del Pil, contro una media OCSE del 4,7%. La riduzione colpisce soprattutto l’università, nonostante la spesa media per studente sia cresciuta da 11.731 a 12.493 dollari tra il 2015 e il 2022. In rapporto al bilancio pubblico, le risorse destinate all’istruzione sono calate dal 7,1% al 6,7%, mentre negli altri Paesi OCSE il peso è sceso dal 10,9% al 10,1%. Il rapporto OCSE segnala, ancora, gravi criticità sul fronte delle competenze di base: più di un italiano su tre, tra i 25 e i 64 anni, il 37% della popolazione, riesce a comprendere solo testi brevi e semplici. Una condizione di “bassa alfabetizzazione” che limita l’accesso consapevole ai servizi e aumenta il rischio di cadere vittima di truffe o frodi.

«Dati drammatici», é il commento del MDC, Movimento Difesa del Cittadino, che, nel confermare l’importanza del contributo del terzo settore, nel sostenere l’alfabetizzazione e la consapevolezza dei cittadini, ricorda il suo impegno in due progetti europei:

  • Feeling (Financial education and empowerment to lower indebtedness is game-changing), che punta a rafforzare la capacità dei consumatori di difendersi dalle pratiche commerciali scorrette attraverso campagne informative;
  • Drin (Debt relief initiative), che diffonde strumenti di prevenzione del sovraindebitamento e procedure di risoluzione delle crisi economiche personali con un linguaggio semplice e accessibile.

In fine, la fotografia scattata dall’OCSE evidenzia l’urgenza di un cambio di passo: senza un aumento significativo dei laureati, in particolare nelle discipline scientifiche e tecnologiche e senza un rafforzamento degli investimenti pubblici nell’istruzione, l’Italia rischia di rimanere ai margini della competizione internazionale. Parallelamente, il rafforzamento delle competenze di base resta decisivo per garantire ai cittadini una partecipazione consapevole alla vita economica e sociale.

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