Reazioni avverse da vaccino, IppocrateOrg in soccorso delle donne vittime dei misteriosi bruciori. Intervista della ‘Bussola’ al medico Fabio Burigana: «In 40 anni di professione non ho mai visto sintomi simili, sembra una fibromialgia, ma c’è qualcosa di ignoto che rende queste donne invalide. Aifa e il sistema pubblico devono mettere i medici in condizione di indagare partendo dalla coincidenza temporale col vaccino e da una mappatura rigorosa dei casi.».

di Redazione —

«Su queste reazioni avverse servono numeri precisi e precise indicazioni di indagine da dare ai medici», è il grido d’allarme delle vittime da vaccino raccolto da alcuni medici dell’Associazione IppocrateOrg, che nel corso della pandemia ha cercato di affiancare i tanti ammalati proponendo quelle terapie domiciliari che il Ministero della Salute ha, invece, ha snobbato. L’Associazione fondata da Mauro Rango ha introdotto la professionalità di alcuni suoi medici per iniziare a indagare le cause dei misteriosi bruciori accusati dalle donne vaccinate che hanno raccontato a giornali e su siti personali la loro drammatica esperienza. Uno di questi è il dottor Fabio Burigana, specialista in gastroscopia ed endoscopia digestiva e responsabile scientifico per formazione e aggiornamenti di Ippocrateorg, che nell’intervista dichiara di volersi mettere a disposizione per studiare i sintomi delle donne, commentando a freddo in nell’intervista alla ‘Bussola’: «Quello che il pubblico dovrebbe fare cento volte meglio di me, ma evidentemente in questa pandemia la realtà di Ippocrate deve sostituirsi al pubblico quando questo non fa il suo dovere.».

In questo caso il pubblico dov’è che non farebbe il suo dovere?
Bisogna avere numeri precisi, servirebbe una sorveglianza attiva con domande specifiche. Lodevole che un giornale come il vostro accenda un faro, che Ippocrate si metta a disposizione, ma Aifa ha il primario dovere di intervenire rispetto a questi fenomeni che non sono affatto minori.

Anche ‘Ippocrate’ ha ricevuto segnalazioni?
Sì, molte di questo tipo.

Che cosa ne pensa?
Sono medico da 40 anni e devo dire che questi sintomi non li avevo mai visti prima, vi ritrovo alcuni sintomi simili alla fibromialgia, ma non uguali, pertanto il primo obiettivo è dare un nome a questi disturbi.

Crede che siano legati al vaccino?
Possiamo soltanto parlare di coincidenza temporale col vaccino, è ragionevole per questo fare un’indagine.

È già un punto di partenza per indagare l’eventuale reazione grave avversa?
Sì perché assistiamo a una tipologia di sintomi molto particolare ma non sappiamo quanto vasta. Se pensiamo a una relazione di causalità non mi risulta che altri vaccini possano dare questi sintomi e poi è anche vero che prima della vaccinazione questi sintomi non venivano segnalati. In più si assiste a sintomi correlati, insomma: è una nebulosa. Bisogna indagare. L’unico strumento che hanno queste donne è la segnalazione ad AIFA, che spesso devono fare personalmente perché i medici si rifiutano. Finora la sorveglianza dei danni da vaccino è stata passiva, il problema è che i medici segnalano solo su richiesta dei pazienti. In più: essendo un vaccino nuovo che attiva una risposta anticorpale ci sono molti interrogativi da porsi in tema di reazione?

Il tema della genetica?
Non entro in polemiche di questo tipo, dico solo che l’antigene non viene iniettato, ma viene prodotto dall’organismo stesso. Facciamo l’esempio del pane: in questi vaccini l’antigene è la farina, il nostro corpo deve impastare, lievitare e cuocere. Una sorveglianza su tutte le reazioni è d’obbligo.

Che tipo di aiuto vorreste dare a queste donne?
Anzitutto identificare questi pazienti e censirli, capire quanti di loro hanno sviluppato sintomi in perfetta coincidenza temporale con il vaccino, bisogna essere prudenti al massimo, ma anche non tralasciare la possibilità di sondare campi non esplorati prima.

Perché teme che il servizio pubblico li consideri eventi gravi minori?
L’assenza di diagnosi precisa, la bassa mortalità e la presenza di esami negativi può dare questa lettura, ma dal punto di vista anatomopatologico ci sono molti indizi invece. Su tutti il fatto che queste persone stanno progressivamente diventando invalide, è un handicap e va trattato come un handicap che limita la loro vita.

Che cosa chiede al servizio pubblico?
Che dia indicazioni ai medici per raccogliere queste segnalazioni e mettere in allarme il sistema di AIFA.

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