Mentre, l’ISTAT rivede le stime dell’inflazione, che, a marzo, su base annua, è al 6,5%, le associazioni dei consumatori stimano ripercussioni per migliaia di euro a famiglia.

di Redazione —

L’ISTAT, Istituto di statistica nazionale, rivede le stime dell’inflazione di marzo, quelle preliminari erano del 6,7%, che sale comunque al 6,5% nel confronto col 2021, con aumento dei prezzi pari all’1% nel confronto mensile ed il carrello della spesa sempre in crescita. Accelerano, infatti, i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona, che passano da +4,1% a +5%. In netto rialzo anche i prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, da +5,3% a +6,5%.
«L’accelerazione dell’inflazione su base tendenziale è dovuta, anche, questo mese prevalentemente ai prezzi dei Beni energetici, la cui crescita passa da +45,9% di febbraio a +50,9%. Accelerano anche i prezzi dei Beni alimentari sia lavorati sia non lavorati. I prezzi dei Servizi relativi ai trasporti, invece, registrano un rallentamento passando da +1,4% a +1%», spiega l’ISTAT.

Il rialzo dell’inflazione è una stangata per le famiglie, è il commento unanime delle associazioni dei consumatori, che stimano ripercussioni per migliaia di Euro l’anno, tanto che il CODACONS, dice: «L’inflazione al 6,5% a marzo porta a una maggiore spesa che sfiora anche i 2.600 € anno a famiglia», spiegando, attraverso le parole del suo presidente Carlo Rienzi, che: «Le nostre peggiori previsioni trovano purtroppo conferma nei dati ISTAT. L’inflazione al 6,5%, considerata la totalità dei consumi di una famiglia, si traduce in una stangata da +1.997 euro annui per la famiglia “tipo”, e addirittura +2.674 € annui per un nucleo con due figli. Il caro-prezzi  fa registrare una forte salita sui listini al dettaglio di una moltitudine di prodotti, con la farina, il burro, l’olio, la pasta, il pesce e la verdura che registrano aumenti a due cifre su base annua.».

«Un massacro per le tasche dei consumatori l’inflazione al 6,5% a marzo. Rappresentano un vero allarme i prezzi dei prodotti alimentari che a marzo registrano una impennata, aumentando del +5,8% rispetto allo scorso anno. Questo significa che una famiglia, solo per mangiare, deve mettere in conto una maggiore spesa in media pari a +434 € annui», dice Furio Truzzi, presidente di ASSOUTENTI.

«Il calo rispetto al dato provvisorio dimostra che la riduzione delle accise ha funzionato. Occorre, però, fare di più! Il Governo può e deve intervenire per bloccare queste speculazioni dovute all’effetto guerra in Ucraina, ad esempio riducendo ulteriormente le accise e prolungando il provvedimento oltre il 2 maggio, almeno fino a che, anche con il ripristino delle vecchie accise, i prezzi di benzina e gasolio non torneranno saldamente ai prezzi già record del 2021», dice Massimiliano Dona il presidente UNC, Unione Nazionale Consumatori, che stima «l’inflazione al 6,5% tradursi, per una coppia con due figli, in una stangata pari a 2.303 € su base annua, 1.052 solo per Abitazione, acqua ed elettricità e 434 per prodotti alimentari e bevande. Per una coppia con 1 figlio, la maggior spesa annua è pari a 2.159 €, 1055 per l’abitazione, 391 € per cibo e bevande. Le giovani coppie devono mettere in conto un aggravio di 2.360 €, 1.247 solo per l’abitazione, mentre, per le famiglie numerose, con più di tre figli, è una batosta: 2.577 €, di cui 475 solo per il cibo.».

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