Reddito alimentare, perché non morire di fame è un diritto” è la petizione lanciata su change.org, che chiede una firma per l’istituzione di questa misura utile ad affrontare, allo stesso tempo, la povertà alimentare e lo spreco.

di Redazione —

Reddito alimentare, perché non morire di fame è un diritto”, è il tema ed il titolo di una proposta di una petizione lanciata da qualche tempo su change.org che chiede di mettere insieme due grandi questioni, quello della povertà alimentare e quella dello spreco alimentare, attraverso l’istituzione di un reddito alimentare, che non è un bonus o un accredito su carta, ma il diritto a ottenere pacchi alimentari nei quali ci sia l’invenduto non donato e gettato via della grande distribuzione.
«Una misura del genere avrebbe costi molto bassi per lo Stato e libererebbe risorse economiche per le famiglie in povertà, che una volta coperte le spese alimentari essenziali, potrebbero destinare il risparmio per altri beni o servizi», dicono gli organizzatori,  

La petizione, che ha raggiunto quasi 70.000 firme, vuole mettere insieme il tema della povertà alimentare e quella dello spreco, parte, come si legge online, da due numeri: «2.700.000 e 220.000 tonnellate. Rispettivamente numero di persone in Italia a rischio fame e quantità di generi alimentari buttati via ogni anno dai soli supermercati nel 2020. L’emergenza alimentare continua quindi ad esistere, affiancata da un’emergenza spreco che non si riesce a risolvere perché, ad oggi, gli enti del Terzo settore fanno un lavoro straordinario e prezioso per recuperare prodotti e metterli a disposizione di chi ha bisogno, ma non hanno mezzi e risorse a sufficienza per fronteggiare le cifre, come visto enormi, dei due fenomeni.».
Per risolvere il problema, i promotori della campagna, a cui ha aderito anche Rete dei comuni sostenibili e Konsumer Italia, chiedono di invertire il rapporto fra Stato e Terzo settore: «Ad oggi è infatti lo Stato che scarica sugli enti la risoluzione dei due problemi, lasciando a loro l’organizzazione della filiera del dono. Per risolverli occorre che lo Stato se ne faccia carico e si faccia aiutare dal Terzo settore. Perché solo lo Stato ha i mezzi, le risorse e la forza per poter affrontare l’emergenza».

Come funzionerebbe il reddito alimentare?
Non si tratta di un accredito, ma del diritto a ottenere beni alimentari di prima necessità sotto forma di pacchi alimentari, come si legge nella proposta: «Similmente al ‘Reddito di cittadinanza’ o ad altri strumenti di sussidio, il ‘Reddito alimentare’ viene garantito a tutte quelle persone in possesso dei requisiti necessari per ottenerlo, da individuarsi tramite l’INPS. Il ‘Reddito alimentare’ non prevede però l’erogazione mensile di denaro sul conto o sulla carta del beneficiario, bensì un diritto ad ottenere generi alimentari sotto forma di pacchi completi di tutti quei beni che la distribuzione, ad oggi, getta via, in numero variabile a seconda delle condizioni stesse del beneficiario. Il beneficiario del ‘Reddito alimentare’, per accedere a quei generi alimentari, potrà prenotare il pacco su un’apposita app e ritirarlo direttamente in un centro distribuzione messo a disposizione da comuni e municipi, direttamente nei locali della distribuzione, per quelle che vorranno/potranno farlo, oppure, se utente fragile, farselo consegnare a casa dai volontari aderenti all’iniziativa o da un fattorino del partner logistico dello Stato.». In pratica allo Stato si chiede di costruire l’app e di occuparsi delle spese di logistica, lavorando a livello nazionale col Terzo settore già attivo nel ritiro e nella distribuzione di generi alimentari, e con la grande distribuzione.

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