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Nella mozione si chiede, tra l’altro, l’impegno del presidente Michele Emiliano e della sua giunta a garantire l’utilizzo esclusivo della lingua italiana negli atti della pubblica amministrazione, così come negli enti locali e nelle Regioni, nella fruizione di beni e di servizi, nell’informazione e nella comunicazione, nelle attività scolastiche e universitarie, nonché nei rapporti di lavoro e nelle strutture organizzative degli enti pubblici e privati.

di Redazione —

Difendere la lingua italiana e prediligere il suo utilizzo anche nell’Amministrazione regionale pugliese evitando l’uso di termini inglesi al posto di quelli italiani. È questo il senso della mozione presentata dal gruppo regionale di Fratelli d’Italia in occasione del Dantedì, in corso di svolgimento. Un’iniziativa lanciata dal Dipartimento Cultura e da Gioventù nazionale di FdI, per valorizzare la nostra lingua.
Fratelli d’Italia, quindi, chiede l’impegno del presidente Michele Emiliano e della sua giunta a:

  • garantire l’utilizzo esclusivo della lingua italiana negli atti della pubblica amministrazione, così come negli enti locali e nelle Regioni;
  • tutelare e valorizzare il patrimonio linguistico italiano, garantendo l’utilizzo della lingua italiana nella fruizione di beni e di servizi, nell’informazione e nella comunicazione, nelle attività scolastiche e universitarie, nonché nei rapporti di lavoro e nelle strutture organizzative degli enti pubblici e privati;
  • garantire l’istituzione del Consiglio regionale della lingua italiana (CSLI), con compiti di tutela, valorizzazione e diffusione della lingua italiana nel territorio regionale, e collaborazione con le istituzioni pubbliche e private che hanno analoghe finalità.

Nel dettaglio, nella mozione presentata in Consiglio regionale pugliese, si legge:
«Premesso che:
nel 2021 ricorre il settimo centenario della morte di Dante Alighieri, nato a Firenze nel 1265 e scomparso a Ravenna nel 1321;
Dante Alighieri è unanimemente considerato il “padre” della lingua italiana.
La sua fama, come noto, è dovuta soprattutto alla “Divina Commedia“, universalmente considerata la più grande opera scritta in lingua italiana e uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale;
E’ opportuno dare un segnale forte di attenzione alla promozione della lingua italiana anche in continuità con gli sforzi compiuti a livello parlamentare per ammodernare il sistema di promozione e diffusione linguistica italiana nel mondo e tra le comunità italiane all’estero;
La lingua italiana rappresenta l’identità della nostra Nazione, il nostro elemento unificante e il nostro patrimonio immateriale più antico che deve essere opportunamente tutelato e valorizzato.
La lingua e la letteratura italiana, il quarto idioma più studiato al mondo, costituiscono uno straordinario apporto dato dall’Italia alla cultura mondiale;
Un patrimonio, infatti, non basta solo averlo, occorre saperne cogliere l’effettivo significato e valorizzarlo convenientemente;
Sono ormai anni che studiosi, esperti, istituzioni come l’Accademia della Crusca, denunciano il progressivo scadimento del valore attribuito alla nostra lingua e segnalano l’importanza di una maggiore tutela dell’italiano e del suo utilizzo anche nella terminologia amministrativa da parte dello Stato, delle sue articolazioni territoriali e strumenti di diffusione culturale pubbliche;
L’uso sempre più frequente di termini in inglese è diventata una prassi comunicativa, mortificante per il nostro patrimonio linguistico e culturale;
Le parole prese a prestito dal mondo anglosassone sono sempre di più tanto da fondare il termine “itanglese” per definire l’invasione di vocaboli stranieri nel corrente dizionario italiano, rasentandone spesso l’abuso;
Secondo le ultime stime, infatti, dal 2000 ad oggi il numero di parole inglesi confluite nella lingua scritta italiana è aumentato del 773%: quasi 9.000 sono gli anglicismi attualmente presenti nel dizionario della Treccani su circa 800.000 tra lemmi ed accezioni;
Da un confronto tra gli anglicismi registrati nel Devoto Oli 1990 e quello del 2017 si è passati da circa 1.600 a 3.500, con una media di introduzione di 74 all’anno;
Questa anglicizzazione ossessiva rischia, al di là delle necessità di una lingua internazionale comune, nel lungo termine, di portare a un collasso dell’uso della lingua italiana, fino alla sua progressiva scomparsa che alcuni studiosi prevedono nell’arco di ottanta anni;
Da tempo la globalizzazione e il monolinguismo stereotipato che conduce all’inglese rappresenta un pericolo per le lingue locali, anche nell’ambito della pubblica amministrazione;
In Francia la legge Toubon del 1994 ha reso obbligatorio l’uso della lingua francese nelle pubblicazioni del Governo, nelle pubblicità, nei luoghi di lavoro, in ogni tipologia di contratto, nei servizi, nell’insegnamento nelle scuole statali, negli scambi, ogni cartello pubblicitario con uno slogan in inglese contiene per legge la traduzione francese.
La stessa Costituzione, a differenza di quella italiana, sancisce la difesa del francese quale lingua della Repubblica e a riconoscere al cittadino il diritto a esprimersi e a ricevere in francese ogni informazione;
L’Italia non ha mai adottato alcuna politica linguistica, e la presenza delle parole inglesi nelle leggi, nelle istituzioni e nel cuore dello Stato è sempre più frequente;
Alla luce di ciò, in un’ottica di salvaguardia nazionale e di difesa identitaria diventa quanto mai prioritaria la conservazione della lingua italiana;
Si rende necessaria, come in Francia, una legislazione che tuteli il nostro patrimonio idiomatico sul piano economico, sociale, culturale, professionale e quant’altro;
Non è più ammissibile che si impongano termini stranieri la cui corrispondenza italiana esiste ed è pienamente esaustiva;
Già con l’approvazione della mozione 1/00278 il Governo si impegnava “ad adottare ogni opportuna iniziativa volta a tutelare e valorizzare la lingua italiana, quale grande patrimonio nazionale e a garantirne e promuoverne l’utilizzo pieno e corretto a partire dalle istituzioni pubbliche, nazionali e locali;”
impegna il Consiglio Regionale:
a) a garantire l’utilizzo esclusivo della lingua italiana negli atti della pubblica amministrazione, così come negli enti locali e nelle Regioni;
b) a tutelare e valorizzare il patrimonio linguistico italiano, garantendo l’utilizzo della lingua italiana nella fruizione di beni e di servizi, nell’informazione e nella comunicazione, nelle attività scolastiche e universitarie, nonché nei rapporti di lavoro e nelle strutture organizzative degli enti pubblici e privati;
c) a garantire l’istituzione del Consiglio regionale della lingua italiana (CSLI), con compiti di tutela, alla valorizzazione e alla diffusione della lingua italiana nel territorio regionale e collabora con le istituzioni pubbliche e private che hanno analoghe finalità…
».

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