di Piero Mastroiorio —

Nella giornata di ieri, 22 ottobre 2026, é stata segna una svolta decisiva sul fronte della protesta nazionale dei tir contro il caro carburanti: il Consiglio dei Ministri ha formalmente approvato il decreto legge d’urgenza che stanzia 110.000.000 di euro in aiuti diretti al settore dell’autotrasporto per calmierare l’impatto del prezzo del gasolio. Il provvedimento del Governo spacca di fatto il fronte della protesta: mentre alcune regioni revocano i presidi, la Campania resta paralizzata da blocchi selvaggi.

TIR camion e auto fermi in autostrada a causa di un blocco stradale o di uno sciopero dei trasportatori

L’intervento dell’esecutivo è ora ufficiale: il pacchetto di interventi da 110.000.000 di euro punta a dare immediato ossigeno alle imprese di trasporto merci, introducendo crediti d’imposta e incentivi fiscali per compensare i rincari record dei carburanti delle ultime settimane. La certezza dello stanziamento ha spinto diverse sigle sindacali a dichiararsi parzialmente soddisfatte, avviando una progressiva distensione lungo la penisola.

Nonostante il via libera ai fondi governativi, la Campania si conferma l’epicentro delle tensioni, con la viabilità stradale e autostradale pesantemente compromessa nella mattinata. Risultavano chiusi lo svincolo Nocera-Pagani sull’autostrada A30 Caserta-Salerno, mentre sul nodo di Casoria sull’autostrada A1 Napoli-Milano si registravano blocchi e chilometri di code per i mezzi provenienti da Roma. Rallentamenti gravissimi hanno colpito, anche, l’Asse Mediano. A Salerno, la protesta ha incassato il supporto dei trattori agricoli, scesi in strada al fianco dei camionisti.

Il blocco sta provocando una crisi a catena sulle filiere essenziali: almeno cinque aeroporti del Sud Italia, inclusi gli scali di Napoli e Salerno, sono entrati in stato di emergenza, per le difficoltà di approvvigionamento del carburante, per i voli Jet A-1. Nel settore agroalimentare, aziende simbolo come pastifici e i principali caseifici industriali della regione hanno dovuto interrompere o ridurre la produzione per mancanza di materie prime. A Foggia, in Puglia, l’assenza di gasolio rischia di compromettere il servizio di raccolta dei rifiuti.

Un segnale di forte controtendenza é arrivato dalle isole e dalla Calabria, dove le sigle sindacali AIAS e Fedralog hanno formalmente sospeso lo sciopero e rimosso i blocchi stradali dopo i tavoli prefettizi di Catania e in virtù delle rassicurazioni sui fondi strutturali. Questo passo indietro, definito dai sindacati un «atto di responsabilità verso i cittadini», sta permettendo il ripristino delle consegne di merci deperibili e la riapertura dei transiti nei porti commerciali come quello di Palermo. Nel frattempo, resta alta la linea della fermezza da parte del Viminale: le Forze dell’Ordine hanno già eseguito oltre 1.300 identificazioni e decine di denunce per interruzione di pubblico servizio, attivando scorte di sicurezza per garantire la circolazione ai trasportatori che decidono di non aderire ai presidi.

Camion e trattori in coda durante le proteste dei trasportatori

In Puglia, la situazione, nella mattinata del 22 ottobre, riflette una forte incertezza: i blocchi stradali e autostradali sono stati revocati solo parzialmente. A differenza della Sicilia e della Calabria, i rappresentanti della delegazione pugliese hanno annunciato che molti presidi resteranno attivi fino a quando non arriveranno risposte e garanzie concrete sull’applicazione delle misure del Governo.

I punti caldi e i disagi principali si concentrano su diversi fronti:

  • Emergenza carburanti e logistica: molte stazioni di servizio nel foggiano e nel Salento sono rimaste completamente a secco di benzina e gasolio. Inoltre, si segnalano le prime gravi carenze di tabacchi nei punti vendita di Bari e provincia a causa dello stop alla distribuzione, che sta colpendo l’Interporto. Poste Italiane ha confermato la sospensione temporanea del servizio pacchi in tutta la regione
  • Blocchi attivi: si registrano presidi pesanti sulla Strada Provinciale Andria-Corato e in diverse aree del Foggiano, come a Cerignola, oltre a rallentamenti diffusi nel Brindisino e nel Salento.
  • Allarme supermercati e agroalimentare: la Coldiretti Puglia ha lanciato un duro allarme, per lo svuotamento degli scaffali nei supermercati e per il rischio deterioramento dei prodotti freschi deperibili. Nelle stalle della regione la situazione è critica, con il latte che rischia di rimanere invenduto a causa del blocco delle consegne verso i caseifici industriali.
TIR fermi per le proteste caro carburante

Nelle ultime ore la mobilitazione ha trovato terreno fertile anche nelle regioni settentrionali, con l’adesione di diverse sigle dell’autotrasporto autonomo. Presidi e rallentamenti intenzionali di mezzi pesanti vengono segnalati ai varchi doganali e in prossimità dei grandi interporti della Pianura Padana. I disagi maggiori si registrano lungo l’autostrada A4 Torino-Trieste e nei pressi degli snodi logistici di Verona e Novara, dove i tir in colonna rallentano il flusso delle merci destinate all’export. Anche i porti della Liguria e del Friuli-Venezia Giulia monitorano con attenzione la situazione per evitare il blocco totale dei terminal container, mentre alcune sigle locali minacciano di estendere i blocchi qualora i 110 milioni stanziati dal Governo non si traducano in tempi brevi in crediti d’imposta immediati sulle fatture del gasolio.

Nonostante l’approvazione del pacchetto di interventi economici da parte del Governo per calmierare i rincari record, il Ministero dell’Interno mantiene la linea della fermezza contro le interruzioni di pubblico servizio. Le Forze dell’Ordine hanno già eseguito oltre 1.300 identificazioni e fatto scattare decine di denunce nei punti caldi della protesta, predisponendo scorte di sicurezza per garantire la libertà di circolazione a tutti i camionisti che scelgono di non aderire ai presidi e di riprendere i viaggi.

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