di Redazione —

I prezzi record dei cereali rischiano di innescare una nuova ondata di rincari sulla filiera alimentare italiana, mettendo a rischio i prezzi di beni quotidiani come pane, dolci, olio di semi, carne e uova. Il conflitto tra Russia e Ucraina continua a colpire le catene di approvvigionamento europee, spingendo i listini verso l’alto a causa dell’aumento dei costi logistici e dell’incertezza sui tempi di consegna.

Campo di grano dorato, simbolo della produzione agricola e della crisi dei cereali

Il blocco commerciale sul Mar Nero, unito agli choc climatici globali, sta mostrando i suoi effetti anche in Italia. Le rotte commerciali alternative via terra sono ormai congestionate, allungando i tempi di fornitura. Una crisi evidente alla Borsa merci di Bologna, dove il grano tenero è rincarato del 24% e il mais del 17%: variazioni che anticipano imminenti aumenti per i derivati della farina e per gli allevamenti.

A pesare sulla produzione sono state anche le ondate di calore e la grave siccità estiva. Secondo i dati dell’Energy and Climate Intelligence Unit, i raccolti di cereali nell’Unione europea e nel Regno Unito hanno subito una contrazione di ben 16,7 milioni di tonnellate, provocando un danno economico stimato intorno ai 3,2 miliardi di euro, dato EcodalleCittà

Le tensioni sui mercati rischiano di tradursi rapidamente in rincari al consumo. Il Codacons ha lanciato l’allarme, denunciando come la crisi stia riportando le quotazioni ai livelli critici del 2022. L’associazione sottolinea che le difficoltà nel corridoio del Mar Nero e l’impennata delle materie prime colpiranno duramente i prezzi al dettaglio. A breve, infatti, potrebbero aumentare i listini di pane, pizza, cracker, grissini, farine confezionate e prodotti da forno, oltre a dolciumi, brioches e cereali per la colazione. Nel mirino dei rincari finiscono anche l’olio di semi di girasole e di mais.

Gli effetti indiretti toccheranno inoltre carne, uova e latticini, poiché il mais rincarato alla Borsa di Bologna è la base dei mangimi per animali. L’unico prodotto che non dovrebbe subire variazioni è la pasta, prodotta con grano duro che l’Italia importa da aree geografiche diverse da quelle colpite dalla crisi.

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