di Redazione —

Nella mattina dello scorso 30 ottobre 2026, mille studenti di Foggia sono scesi in piazza per la mobilitazione nazionale contro il carovita, che ha interessato l’intero paese. Al centro delle richieste interventi decisi per aiutare lavoratori e famiglie e misure strutturali per la scuola e l’università.

La denuncia delle associazioni studentesche: «Il governo risponda con i fatti, non con la repressione»

Una foto degli studenti di Foggia scesi in piazza per la mobilitazione nazionale contro il carovita.

«Siamo scesi in piazza in tutta Italia per chiedere al governo risposte reali e non repressione: le persone hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese. La situazione nelle scuole della provincia continua ad essere critica: servono misure strutturali per abbassare i costi dell’istruzione e del trasporto pubblico, servono interventi decisi sull’edilizia scolastica. Questi non possono essere temi che si affrontano solo una volta all’anno: bisogna monitorare costantemente lo stato dei lavori», dichiarano Jacopo Lecce e Gregorio Pio Carmone, coordinatori di Unione degli Studenti e UDU-link Foggia.

Università e welfare studentesco: le sfide per la città di Foggia

«Gli studenti universitari affrontano costi esorbitanti: dal trasporto ai testi per studiare fino alla casa. In Puglia siamo riusciti ad ottenere la copertura totale delle borse di studio per tutti coloro che sono idonei: ora bisogna mette in campo misure che rendano finalmente la città di Foggia un luogo accogliente per le studentesse e gli studenti», dicono ancora i due rappresentanti degli studenti.

Il risultato della protesta: aperto un tavolo di confronto quindicinale con la Provincia

«La Provincia ha concordato nell’aprire un tavolo di confronto con noi ogni due settimane: siamo a disposizione per discutere con tutte le istituzioni e le forze politiche. Costruiamo risposte e misure concrete a partire dal territorio. Il Governo nazionale non può continuare a rispondere alle legittime richieste di milioni di cittadini, lavoratori e studenti con la repressione. Devono andare a casa!», concludono Lecce e Carmone.

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