Il presidente Luca Di Sciullo presenta i dati shock: i migranti portano un guadagno netto di 4,8 miliardi all’erario, ma la politica risponde con hotspot, CPR fallimentari e la “beffa dei decreti flussi” che spinge gli stranieri nell’irregolarità.
di Piero Mastroiorio —

A 75 anni dal varo della Convenzione di Ginevra sui rifugiati, l’Europa e l’Italia hanno legalizzato una complessa impalcatura di norme per svilire e scavalcare il dovere storico di accoglienza dello straniero. Durante la presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2026 IDOS (video), il presidente Luca Di Sciullo ha lanciato, nel suo intervento, un durissimo atto d’accusa contro il Patto europeo su migrazione e asilo, diventato pienamente operativo a giugno dopo dieci anni di gestazione, definendolo il frutto di una sistematica strategia di “auto-inganno” e propaganda xenofoba. Al centro della critica vi è la cosiddetta “finzione di non ingresso“: una smaterializzazione giuridica delle frontiere che inchioda i richiedenti asilo in un perenne non-luogo, trattando l’essere umano alla stregua di un’arma di ricatto politico tra gli Stati membri.
Il collasso demografico ed economico italiano: i numeri del Dossier

Mentre, la retorica istituzionale continua ad alimentare la narrazione di una perenne emergenza, i dati demografici ed economici evidenziano una realtà diametralmente opposta. L’Italia ha inanellato nel 2025 il sesto record negativo di nascite dal 1870 e si avvia a registrare il settimo nel 2026. Oggi un italiano su quattro ha più di 65 anni, quota destinata a diventare di un terzo entro 24 anni e il saldo demografico nazionale fa segnare una perdita secca di 385.000 unità ogni anno, aggravata dalla fuga all’estero di 109.000 connazionali, per metà giovani tra i 18 e i 35 anni altamente istruiti.
In questo scenario di declino produttivo, dove oltre la metà degli attuali occupati è ultraquarantenne, il Dossier IDOS evidenzia come gli immigrati rappresentino un pilastro insostituibile per la tenuta del Paese:
- Impatto sul PIL: i lavoratori stranieri concorrono per quasi il 10% alla produzione della ricchezza nazionale.
- Guadagno netto per lo Stato: il bilancio complessivo tra le spese pubbliche per l’immigrazione e gli introiti derivanti da tasse e contributi ha registrato nel 2025 un saldo positivo di 4 miliardi e 800 milioni di euro a favore dell’erario italiano.
- Sostegno previdenziale: i contributi versati dagli immigrati garantiscono la sostenibilità e il pagamento delle pensioni e delle indennità di milioni di cittadini italiani a riposo o inattivi.
- Economie di rete: con 8.700.000.000 di euro di rimesse inviate in patria nel 2025, gli stranieri sostengono l’economia dei paesi d’origine molto più di quanto faccia lo Stato italiano, che disattende del 60% gli impegni internazionali per l’aiuto pubblico allo sviluppo.
La denuncia contro i CPR, l’accordo in Albania e la trappola dei decreti flussi

Nonostante l’evidenza scientifica del contributo vitale dei migranti, l’approccio normativo predilige la via securitaria. Il report di IDOS contesta lo stanziamento di ingenti risorse pubbliche destinate a centri di detenzione amministrativa patogeni e inefficienti, come i 10 CPR dislocati sul territorio nazionale o la struttura extraterritoriale aperta in Albania e i flussi finanziari versati a Libia e Tunisia a fronte di decine di migliaia di morti nel Mediterraneo centrale e torture documentate. Sotto accusa finisce anche l’ipotesi propagandistica della “remigrazione“ dei 339.000 irregolari stimati in Italia: un piano che richiederebbe 56 anni per essere portato a termine, con costi stimati tra i 3.000 e i 10.000 euro a rimpatriato e che causerebbe l’immediato collasso di comparti economici strutturali come agricoltura, edilizia, trasporti e turismo.

Anche la programmazione dei canali di ingresso regolari si è trasformata in una trappola burocratica per le stesse aziende che richiedono manodopera. A causa di procedure farraginose, asseverazioni a pagamento e ostacoli burocratici, circa l’80% delle quote d’ingresso annuali si perde già al momento del rilascio dei visti, spingendo migliaia di lavoratori regolari nell’irregolarità e alla mercé del caporalato e delle agromafie. A ciò si aggiunge lo smantellamento del sistema di accoglienza nei CAS, privati di ogni supporto all’inserimento e i ritardi ingiustificabili delle sanatorie passate, come quella del 2020, che, dopo cinque anni deve ancora evadere le ultime pratiche sulle 220.000 domande totali presentate. Di Sciullo conclude con un appello alla società civile affinché resti vigile contro la violenza strutturale e normativa, per ripristinare il diritto fondamentale alla dignità umana.

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