L’Europa stringe le maglie sulla sicurezza online dei più giovani. Pasquale Stanzione avverte: «Sì alla verifica dell’età, ma limitando la raccolta dei dati allo stretto necessario.».
di Redazione —
L’Unione Europea si prepara a una stretta senza precedenti sull’accesso dei minori al mondo digitale. Durante un’audizione alla Camera sulla proposta di regolamento EU Kids Act, il Garante della Privacy, Pasquale Stanzione, ha espresso parere favorevole sulle nuove tutele, sollevando però una questione fondamentale: la verifica dell’età dei minori deve limitare la raccolta di informazioni allo stretto necessario, rispettando il diritto alla riservatezza dei più giovani.
Come cambierà l’accesso ai social: le fasce d’età

L’EU Kids Act introduce un accesso progressivo alle piattaforme online, social, videogiochi, app di video sharing e chatbot IA, basato su tre precise fasce anagrafiche:
- Sotto i 13 anni: divieto assoluto di accesso ai social media tradizionali. Saranno consentiti solo servizi di condivisione video dedicati, gestiti tramite l’account di un genitore.
- A 13 e 14 anni: accesso consentito solo tramite un “mini account” vigilato dai genitori, con funzionalità ridotte e un limite di utilizzo di massimo un’ora al giorno.
- Dai 15 anni in su: possibilità di aprire e gestire autonomamente il proprio profilo.
Guerra a scrolling infinito e dipendenza emotiva da IA
La proposta punta a ridisegnare gli ambienti digitali per renderli sicuri “per impostazione predefinita”. I servizi online dovranno eliminare lo scrolling infinito, i sistemi di ricompensa e le notifiche push notturne per contrastare l’uso eccessivo. I profili dei minori saranno privati di default e i contatti da parte di estranei verranno bloccati. Giro di vite anche sull’Intelligenza Artificiale: i chatbot e i compagni virtuali dovranno essere disattivati di default, per evitare che i ragazzi sviluppino una dipendenza emotiva da algoritmi che simulano empatia.
Il nodo della verifica dell’età e il richiamo del Garante
Per applicare le regole, i portali utilizzeranno strumenti di controllo che non conservino documenti o dati biometrici, preferendo soluzioni come l’app di verifica dell’UE. Pur promuovendo le misure contro la profilazione e i sistemi che creano dipendenza, Stanzione ha ricordato che: «anche gli strumenti di controllo parentale devono rispettare la crescente autonomia dei figli. Le restrizioni da sole non bastano: per proteggere una generazione in formazione serve una vera “paideia digitale“, ovvero un percorso di educazione e consapevolezza che coinvolga attivamente famiglie e scuole.».

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