Non solo bollette: l’inflazione trascina verso l’alto anche la spesa alimentare e la tecnologia. L’allarme di Assoutenti e Codici: «Siamo tornati ai livelli della crisi del 2022. ».
di Redazione —
A volte un singolo prodotto si trasforma nel simbolo di una crisi. Oggi quel simbolo è nel carrello della spesa: il prezzo di zucchine, peperoni e pomodori è letteralmente decollato, costringendo le famiglie a calcolare al centesimo ogni acquisto. L’inflazione in Italia viaggia ormai al 5,4% annuo e la spesa quotidiana è diventata un percorso a ostacoli dove nulla viene risparmiato, dagli alimentari all’energia, fino alla tecnologia.
Orti e chip: i rincari record

L’ultimo report di Assoutenti, basato su dati ISTAT, fotografa una situazione critica: studiare, lavorare o semplicemente mangiare sano sta diventando un lusso. I rincari più pesanti colpiscono due macro-aree insospettabili:
- Tecnologia: i supporti di registrazione, come CD e DVD, sono raddoppiati (+107,8%), gli hard disk e le chiavette USB segnano un +41,1%, mentre pc e tablet costano il 29,5% in più rispetto allo scorso anno.
- Ortaggi e frutta: la verdura fresca, come pomodori, zucchine, melanzane, ha subìto un balzo del 31%. I frutti di bosco crescono del 29,3% e persino beni rifugio come le uova, aumentate del +7,3% e le patate aumentate del +7,2%, subiscono la spinta dei listini.
Il “caso” peperoni e la trappola della filiera

L’impennata dei prezzi non dipende solo dalle tensioni geopolitiche internazionali, ma anche dai costi di produzione, che si scaricano a cascata sui consumatori. Emblematico è il caso dei peperoni colorati in serra, il cui prezzo all’origine secondo l’ISMEA è schizzato a 2,40 euro al chilo, con un aumento pari al +65,5% su base annua. L’associazione Codici ha avviato un monitoraggio sulla filiera per fare chiarezza sui ricarichi tra il campo e lo scaffale. «Le famiglie si trovano a pagare di più, anche per un alimento base come la verdura», dice Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici, chiedendo massima trasparenza sui margini della grande distribuzione.
Stangata energia e trasporti
A soffiare sul fuoco dell’inflazione c’è il caro energia: ad ottobre il gas ha registrato un +56,8% sul mercato tutelato, mentre l’elettricità è cresciuta del 60,2%. Questo shock energetico si riflette inevitabilmente sui trasporti: i voli internazionali segnano un +9,1% e le spedizioni dei pacchi l’+8%.

A ottobre aumentano del 9% le bollette del gas degli utenti vulnerabili: l’ARERA, Autorità per energia, reti e ambiente, ha comunicato il valore della materia prima del Servizio di tutela della vulnerabilità gas per ottobre. «Per il mese di ottobre 2026, le quotazioni all’ingrosso hanno subito un deciso rialzo e la spesa totale dell’utente tipo aumenta del 9,1%, rispetto al mese precedente. Pertanto, per i circa 2.300.000 di clienti ancora nel Servizio di tutela della vulnerabilità, il prezzo della sola materia prima gas (CMEM,m) è pari a 88,36 €/MWh», spiega l’Autorità. Il prezzo di riferimento del gas, per il nuovo cliente tipo, diventa, dunque, di 176,80 centesimi di euro per metro cubo, con un balzo del +9,1% rispetto a settembre.
«I rincari stanno pesando come un macigno su redditi e capacità di spesa. Senza interventi strutturali, il rischio concreto è quello di scivolare rapidamente verso i livelli della drammatica crisi economica del 2022», conclude il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso.

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