di Piero Mastroiorio —

Il mondo dello spettacolo piange l’ultimo grande provocatore del grande schermo. Nella mattinata dello scorso 4 novembre 2026, è morto Tinto Brass all’età di 93 anni. Il celebre regista e sceneggiatore veneziano si è spento a Roma, circondato dall’affetto della moglie Caterina Varzi e dei suoi figli. Con la sua scomparsa se ne va un pilastro indiscusso della cultura pop e cinematografica del nostro Paese, un autore colto e raffinato che ha saputo sdoganare il cinema erotico italiano, trasformando il desiderio e il corpo femminile in una forma d’arte gioiosa, dissacrante e priva di tabù.

Una vita oltre la censura: dai capolavori ai grandi scandali

Il regista Tinto Brass con la sua iconica espressione ironica e il sigaro, maestro indiscusso del cinema erotico italiano.

Etichettare Tinto Brass come il “regista dei sederi” sarebbe un errore superficiale. Prima di diventare l’indiscusso maestro dell’eros goliardico, Brass ha attraversato le avanguardie cinematografiche, lavorando persino con la Cinémathèque Française e debuttando alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1963 con l’irriverente Chi lavora è perduto.

La vera svolta commerciale e lo scandalo nazionale arrivano a cavallo degli anni Settanta e Ottanta. Film come Salon Kitty e, soprattutto, il trionfo al botteghino de La chiave (1983) con Stefania Sandrelli, lo consacrano al grande pubblico. Brass diventa un re Mida del botteghino, capace di affrontare regolarmente la censura di Stato a colpi di aule di tribunale e colossali incassi in sala.

Le “Muse di Tinto“: le icone lanciate dal regista

Il cinema di Tinto Brass non sarebbe stato lo stesso senza le sue straordinarie protagoniste. Il regista veneziano possedeva un intuito unico nello scoprire talenti e nel trasformare attrici emergenti o dive già affermate in vere e proprie icone della sensualità nazionale:

Scena cult di un film di Tinto Brass con la protagonista in bicicletta, simbolo dell'eros goliardico e della sensualità anni '80.
  • Stefania Sandrelli: già diva del cinema d’autore, con La chiave (1983) accetta la sfida di Brass in un ruolo audace che ne rilancia la carriera in tutto il Mondo.
  • Serena Grandi: diventa il simbolo assoluto dell’eros anni ’80 grazie a Miranda (1985), pellicola che la consacra definitivamente come la pin-up più amata d’Italia.
  • Debora Caprioglio: appena ventiduenne, conquista il pubblico internazionale interpretando la giovanissima e magnetica protagonista di Paprika (1991).
  • Claudia Koll: scelta da Brass per Così fan tutte (1992). L’attrice romana sperimenta il picco della popolarità commerciale prima di intraprendere, anni dopo, un radicale percorso di fede.
  • Anna Galiena: splendida protagonista di Senso ’45 (2002). Una rivisitazione del classico di Boito che permette a Brass di vincere il Nastro d’Argento per i migliori costumi.
Primo piano del regista veneziano Tinto Brass con sigaro in bocca durante una rassegna cinematografica.

L’ultimo omaggio a Venezia e il testamento spirituale

Nonostante i problemi di salute che lo avevano costretto sulla sedia a rotelle, dopo l’ictus del 2010, lo spirito del regista è rimasto lucido e graffiante fino all’ultimo. Proprio lo scorso settembre, la Biennale del Cinema gli aveva tributato un caloroso omaggio proiettando la versione restaurata del suo thriller Col cuore in gola (1967) e conferendogli il prestigioso Premio Pietro Bianchi.

In quell’occasione, impossibilitato a presenziare, aveva affidato alla moglie Caterina un messaggio che suona, oggi, come un vero e proprio testamento spirituale, rivendicando con orgoglio la sua cifra artistica: «C’è sempre stata una ricerca estetica, una sperimentazione, una scelta di libertà.». Con la scomparsa del regista Tinto Brass, il cinema italiano perde non soltanto un pezzo di storia, ma l’incarnazione stessa della libertà espressiva più pura, ironica e orgogliosamente indipendente.

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