Claudio Di Lernia, segretario provinciale di “Puglia Popolare“, attacca i vertici politici di Foggia e Roma: «Basta imposizioni e tutor. Chi vuole aiutare porti risorse e progetti, chi vuole comandare stia lontano!».
di Piero Mastroiorio —
La partita per il futuro politico di Cerignola si sposta sul terreno più delicato: quello della sovranità delle scelte locali e il Segretario provinciale di “Puglia Popolare“, Claudio Di Lernia, esponente di spicco della politica cerignolana, mette nero su bianco, una posizione destinata a far discutere: «nessun candidato sindaco dovrà essere scelto nei palazzi della politica provinciale o nazionale e poi presentato alla città come una decisione già presa.». Il messaggio è diretto e non lascia molto spazio alle interpretazioni: «Cerignola non vuole candidati imposti dall’alto. Abbiamo letto gli interventi degli ultimi giorni. Vengono da onorevoli, da segretari provinciali, da consiglieri regionali. Vengono tutti da fuori a insegnarci come si governa Cerignola. No. Non ci stiamo», afferma Di Lernia.

Una presa di posizione che arriva mentre il dibattito politico in vista delle prossime scadenze elettorali comincia a entrare nel vivo e diversi ambienti cercano di costruire alleanze, candidature e strategie. Il cuore dell’intervento è la rivendicazione dell’autonomia politica della città. Di Lernia respinge l’idea che le dinamiche cerignolane possano essere governate attraverso decisioni assunte altrove, citando anche le recenti vicende di altri importanti comuni della provincia: «A Foggia hanno scelto Di Mauro l’ultimo mese. Risultato? Sonora sconfitta. A San Severo è caduta l’amministrazione, altro fallimento.».
Per l’esponente di Puglia Popolare, non si tratta di episodi isolati, ma del risultato di un metodo politico che continua a mettere al centro cooptazioni, indicazioni dei vertici e accordi costruiti lontano dal territorio. «La firma è sempre la stessa: le strategie dei consiglieri regionali, le indicazioni dei segretari provinciali, le passerelle degli onorevoli. E adesso vogliono venire a fare i professori a Cerignola». Una frase che fotografa il bersaglio politico dell’intervento: non tanto la collaborazione tra diversi livelli istituzionali, quanto la pretesa di decidere per una comunità senza coinvolgerla realmente: «Cerignola non è una succursale. Non è Foggia. Non è San Severo. Cerignola decide a Cerignola.».

Dietro la polemica sui nomi si nasconde, dunque, una questione più ampia: chi seleziona la classe dirigente locale? Di Lernia punta il dito, anche, contro quei rappresentanti locali che, a suo giudizio, «accetterebbero senza sufficiente opposizione le indicazioni provenienti dai livelli superiori. Alcuni segretari locali non hanno gli attributi per fronteggiare questi signori foggiani e romani. Si abbassano la testa, accettano le imposizioni e poi vengono a spiegarci che è per il bene della città.». Il riferimento è alla necessità, secondo Di Lernia, «di una politica locale capace di assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte, senza nascondersi dietro decisioni prese da altri.». Perché il rischio, nella sua lettura, «è quello di arrivare alle elezioni con alleanze e candidature confezionate nei vertici dei partiti e soltanto successivamente sottoposte al giudizio degli elettori.».
«Il candidato sindaco lo decidiamo noi, qui, tra la gente. Con chi vive i problemi tutti i giorni», questo il passaggio più politico del comunicato. Una candidatura, dunque, dovrebbe nascere dalla conoscenza della città, dal rapporto con il territorio e dalla capacità di interpretare i problemi quotidiani dei cerignolani. Non un nome scelto, perché funzionale agli equilibri provinciali o regionali, ma una figura capace di costruire consenso direttamente nella comunità. Di Lernia usa parole ancora più dure quando invita gli esponenti istituzionali che vogliono sostenere Cerignola a dimostrare concretamente il proprio impegno: «Agli onorevoli che vogliono collaborare diciamo: portate fondi e progetti. Fino ad oggi non avete prodotto nulla.».
Quindi, il Segretario provinciale fa una distinzione è netta: da una parte c’è la collaborazione istituzionale, considerata positiva e necessaria, dall’altra quella che Di Lernia considera un’ingerenza politica: «A chi vuole collaborare, benvenuto. A chi vuole comandare: state lontani. Avete già fatto abbastanza danni.». Affermazione, questa, che trasforma il comunicato in un vero e proprio avvertimento politico ai vertici della Capitanata e ai rappresentanti nazionali intenzionati a intervenire nelle dinamiche cerignolane. Nel mirino finiscono soprattutto le candidature “calate dall’alto” e le alleanze definite senza un autentico coinvolgimento della città.

Nel suo intervento Di Lernia fa un’eccezione, ringraziando espressamente l’onorevole Gian Diego Gatta: «Ad onor del vero devo ringraziare, come civico, come cittadino, l’onorevole Gian Diego Gatta, che continua nel suo mandato da onorevole, con tante iniziative e non si intromette nei paesi.». Un riconoscimento che rafforza, per contrasto, la critica verso chi invece decide di intervenire direttamente nelle dinamiche politiche dei territori. Quindi, nel finale del comunicato riassume tutta la posizione politica di Puglia Popolare Cerignola, sottolineando: «Le scelte per Cerignola le prendono i cerignolani, non i palazzi di Foggia o di Roma», una rivendicazione di autonomia che potrebbe diventare uno dei temi dello scontro politico dei prossimi mesi. Perché dietro la scelta del candidato sindaco si apre una partita molto più grande: quale Cerignola vuole costruire la propria classe dirigente e, soprattutto, chi avrà il diritto di indicare la strada?
Di Lernia non usa mezze misure: «Cerignola è una città che lavora, che paga le tasse e non ha bisogno di tutor. Cerignola non è il vostro laboratorio di esperimenti» e chiude con una frase destinata a diventare lo slogan della sua posizione: «La sovranità è nostra e la difenderemo. Il voto è dei cittadini. Non vostro!”. Il messaggio è consegnato alla politica cerignolana: le candidature potranno essere proposte, le alleanze discusse, le strategie confrontate, ma la decisione finale, secondo Di Lernia, deve nascere da Cerignola e dai cerignolani. Una linea destinata inevitabilmente ad alimentare il confronto politico in vista delle prossime scadenze elettorali e a riportare al centro una domanda fondamentale: il candidato sindaco deve essere scelto dai partiti o dalla città?

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