La scoperta sulla “firma metabolomica” associata alla longevità contrasta con un triste paradosso: i Paesi del Mediterraneo stanno abbandonando il loro modello alimentare.
di Redazione —
La comunicazione scientifica ripete da anni che seguire la dieta mediterranea aiuta a prevenire il diabete di tipo 2, le malattie cardiache e numerose patologie croniche. Fino ad oggi, queste evidenze derivavano quasi sempre da studi basati su questionari cartacei o interviste sulle abitudini alimentari. Ora, però, la scienza medica ha fatto un passo avanti decisivo verso l’oggettività, dimostrando che i reali benefici di questo stile di vita possono essere letti direttamente nel nostro sangue.
L’innovatività dello studio: che cos’è la firma metabolomica?

Un innovativo studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, intitolato “A metabolomic signature of the Mediterranean diet predicts mortality in 4 independent cohorts“, ha esaminato 67 metaboliti nel sangue per indagare come le risposte biologiche dell’organismo siano correlate alla sopravvivenza a lungo termine.
I ricercatori hanno analizzato una specifica firma metabolomica, l’insieme specifico e misurabile di piccole molecole, chiamate metaboliti, presenti in un organismo, tessuto, cellula o fluido biologico, come sangue o urine, in un momento preciso, composta da questi 67 metaboliti presenti nel plasma. Questa firma agisce come una vera e propria impronta biologica: un insieme di indicatori oggettivamente misurabili che fornisce informazioni dettagliate sullo stato metabolico dell’organismo. L’obiettivo della ricerca era verificare la correlazione tra l’aderenza alla dieta mediterranea e la mortalità per tutte le cause nel lungo periodo, trovando una risposta scientifica e misurabile che va ben oltre i semplici racconti dei pazienti nei questionari.
Il paradosso: i Paesi d’origine stanno abbandonando la dieta mediterranea
Mentre la scienza ne mappa i benefici molecolari, emerge un dato preoccupante: proprio nei Paesi in cui è nata, la dieta mediterranea viene progressivamente abbandonata. A sollevare l’allarme definendolo un vero e proprio “paradosso” è stato Domenico Praticò, professore di Scienze neurali e Founding Director dell’Alzheimer’s Center alla Temple University di Philadelphia, autore di una ricerca pubblicata su International Journal of Food Sciences and Nutrition. Mentre, le popolazioni mediterranee si allontanano dal proprio patrimonio alimentare tradizionale, diversi Paesi non mediterranei stanno adottando modelli simili, spinti da considerazioni legate sia alla salute sia alla sostenibilità ambientale.
Lo studio sui giovani: come cambia l’alimentazione in Italia e in Europa

A conferma di questo trend negativo, uno studio pubblicato nel 2024 sul Mediterranean Journal of Nutrition and Metabolism ha valutato il livello di adesione alla dieta mediterranea tra bambini e adolescenti residenti in 5 paesi chiave: Spagna, Italia, Libano, Egitto e Portogallo.
La ricerca, condotta tramite un sondaggio online su 2011 genitori, ha evidenziato che:
- I bambini e gli adolescenti che vivono in Libano e Portogallo mostrano oggi un maggiore grado di adesione rispetto ai coetanei italiani o spagnoli.
- Resistono alcune buone abitudini diffuse come l’uso dell’olio d’oliva, l’assunzione quotidiana di frutta e verdura e l’abitudine di fare colazione limitando i dolci.
- Si stanno invece drammaticamente abbandonando pilastri storici come il consumo di una seconda porzione quotidiana di frutta e verdura, l’adeguato apporto di pesce e frutta a guscio, mentre si registra un preoccupante aumento del ricorso al fast food.
L’impronta biologica scoperta nel sangue conferma che la dieta mediterranea è un elisir di lunga vita, ma le nuove generazioni rischiano di perdere questo prezioso vantaggio competitivo per la salute.

WHATSAPP 333 423 5237 – SOLO MESSAGGIO –
spiegando, di cosa avete bisogno, per essere ricontattati
Ufficio: Via Troia, 32 – San Severo
per preventivi o informazioni: info@fantownservice.it
