Dopo la drammatica scia di sangue delle ultime settimane, i docenti per i Diritti Umani chiedono una vera valutazione del rischio e un’educazione affettiva continua per contrastare la cultura del controllo.
di Redazione —

La drammatica sequenza di donne uccise nelle ultime settimane impone una riflessione urgente. I nomi di Dafne Rebaudo, Ornella Forastefano, Luigia Fortunato, Joanna Rouissi, Tania Sperindio, Tania Terrin e Daniela Florea non possono essere ridotti a freddi dati statistici. Dietro ogni cronaca c’è una vita spezzata e una comunità colpita. Il CNDDU, Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, interviene con fermezza: l’apparente miglioramento dei dati del Viminale nel primo semestre del 2026 non deve far abbassare la guardia. La prevenzione non può ridursi all’esistenza formale di una misura, ma richiede un’efficace valutazione del rischio e una forte assunzione di responsabilità educativa.
«La cronaca recente, come nel caso di Tania Terrin, evidenzia una falla nel sistema: spesso l’omicidio avviene nonostante precedenti denunce o provvedimenti cautelari», dice il prof. Romano Pesavento, Presidente CNDDU, sottolineando come sia essenziale che le istituzioni interpretino tempestivamente i segnali di pericolo:
- Comportamenti persecutori e minacce.
- Reiterati controlli e violenze domestiche.
- Mancanza di coordinamento immediato tra le autorità coinvolte.

«La vera sfida alla violenza si gioca però prima che scatti la denuncia, partendo dalla dimensione culturale dei più giovani», dice ancora Pesavento, focalizzando sulle ultime rilevazioni ISTAT che mostrano dinamiche preoccupanti tra gli adolescenti:
- Stereotipi di genere ancora radicati nelle relazioni.
- Gelosia tollerata e confusa come espressione d’amore.
- Controllo digitale (richiesta di password, geolocalizzazione, messaggi assillanti) normalizzato attraverso gli smartphone.
«La scuola non deve limitarsi al cordoglio o a celebrazioni sporadiche», dice ancora il presidente del CNDDU proponendo un’azione strutturata e continua nel tempo attraverso pilastri precisi:
- Continuità didattica: Inserire stabilmente i temi del consenso, del rispetto dei confini personali e della gestione del rifiuto all’interno dell’Educazione Civica.
- Formazione del personale: Fornire a docenti e ATA gli strumenti per riconoscere i segnali di disagio, accogliere le richieste di aiuto e indirizzarle verso la rete territoriale.
- Cultura dell’autonomia: Insegnare alle nuove generazioni a vivere l’affettività riconoscendo nell’altro una soggettività libera, disinnescando i concetti di possesso e sottomissione.
«Di fronte a questa emergenza, la comunità educante ha il dovere di trasformare la memoria delle vittime in un’azione quotidiana, capace di scardinare i modelli culturali che alimentano la violenza», conclude il Presidente CNDDU.

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