Oltre il delirio di onnipotenza e le leggi d’emergenza: l’urgenza di formare i giovani nelle scuole per abbattere la cultura del possesso e della violenza sulle donne.

di Vincenzo Andraous —

Un’altra donna è stata afferrata, buttata nel baule di un’auto, scaraventata giù dal cavalcavia. Un’altra donna terminata con la solita violenza, accompagnata da un piramidale di parole a contorno per rendere predominante il potere dei maschietti sempre pronti a reclamizzare il proprio delirio di onnipotenza, travestito da un’autorità morale che non sta scritta da nessuna parte, neppure dentro la più lucida follia.

Siamo talmente immersi in un brodo di violenza familiare che facciamo fatica a comprendere le tragedie che un giorno sì e l’altro pure producono assenze e sofferenze indicibili. Saggi e profani di periferia insistono a farci credere che aggravando le pene il reato diminuisce; invece rimane la donna oltraggiata e ammazzata, il reato punito con l’ergastolo, che però non fa prevenzione né combatte e vince l’infamia del reato di femminicidio. C’è un dispiegamento di strumenti penali inusitati, di testi e fattispecie che, non essendo irrobustiti da politiche che agiscano sul piano sociale e culturale, permangono detriti all’intorno.

Quella poveretta, percossa, sbattuta sul vano della macchina, afferrata e lanciata dalla balaustra del ponte, per rancore, odio, rabbia e ira, per effetto di un possesso ossessivo-compulsivo, in cui mai c’è stata la valenza di un accompagnamento relazionale, a tempo pieno e alla pari, dove non potrebbe mai avere metri di vantaggio qualsiasi limitazione della libertà della donna. Disegni di legge, decreti, urla roboanti di correttivi che strada facendo pagano pegno al non impegno sociale a formare e consapevolizzare già in età adolescenziale che la donna non è un oggetto, una cosa, un numero da usare e scartare, ma una preziosa componente dell’umanità che dobbiamo rispettare e custodire, umanità come valore e cura dell’altro/a.

Forse sarebbe il caso di interessarci a questi accadimenti drammatici non soltanto parlando di uomini malati dentro, di uomini che acquistano e non amano; forse è arrivato il momento di parlare di persone e di cultura dell’amore per lo più sconosciuta, di persone pericolosamente intrufolate nell’indignazione di questo e di quello, ma senza opporre la minima coscienza critica. Chi oltraggia, violenta e uccide una donna è una persona anormale, senza se e senza ma. Questa consapevolezza va raccontata e disegnata nelle classi delle scuole: gli adolescenti vanno informati e formati, occorre accorciare le distanze con le donne che saranno e soprattutto con gli uomini di domani, nel rifiuto di ogni forma di discriminazione.

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