Un’indagine su 2.000 cittadini racconta, come l’IA sia diventata, nel 205, un’esperienza quotidiana, nonché di usi, percezioni, competenze e timori di una tecnologia sempre più centrale nella vita di tutti.
di Redazione ––

Un’indagine di Altroconsumo., con l’obiettivo di capire quanto l’IA sia percepita nella vita quotidiana, come viene utilizzata, che impatto ha e quanta fiducia ispira, rivela come l’intelligenza artificiale non è più una tecnologia riservata agli addetti ai lavori o nascosta nei meccanismi dei dispositivi digitali, ma accessibile a tutti, direttamente da computer e smartphone e viene utilizzata attivamente nelle attività personali e professionali. Il 2025 ne ha segnato la definitiva consacrazione pubblica: la rivista statunitense Time ha dedicato proprio all’IA e ai suoi protagonisti la copertina di “Persona dell’anno”, riconoscendone l’impatto crescente sulla società.
Secondo i dati raccolti, la percezione della presenza dell’intelligenza artificiale è in crescita in tutti gli ambiti analizzati. In particolare, il mondo dell’informazione e dei media è quello in cui l’IA viene avvertita con maggiore evidenza: il 75% degli italiani ritiene che sia abbastanza o molto presente, sei punti percentuali in più rispetto al 2024. Un dato legato alla diffusione di strumenti di ricerca e produzione di contenuti basati su IA, sempre più utilizzati nella quotidianità, ma, la sensazione di una presenza forte riguarda, anche, altri settori, dagli acquisti alla cultura e all’intrattenimento, fino alla formazione e all’istruzione. Proprio questi ambiti, insieme a salute, benessere, sport e comunicazione, registrano il maggiore aumento nel percepito rispetto all’anno precedente.

Alla crescente consapevolezza non corrisponde però un’adeguata sicurezza nell’uso: solo il 33% degli italiani si sente qualificato e in grado di utilizzare gran parte dei servizi basati su IA, un dato inferiore alla media europea e che evidenzia un divario significativo tra le diverse fasce della popolazione. I più in difficoltà sono gli over 60 non attivi professionalmente, mentre tra i giovani sotto i 27 anni oltre la metà dichiara di sentirsi sufficientemente preparata. L’intelligenza artificiale generativa, capace di creare testi, immagini, video e audio su richiesta dell’utente, viene oggi utilizzata dal 48% degli italiani, con un aumento del 20% in un solo anno. A fronte di un uso più diffuso, diminuisce la soddisfazione: solo il 55% si dice contento dei risultati ottenuti. Un segnale di maggiore consapevolezza critica, legata ai limiti della tecnologia e al rischio di errori, imprecisioni e cosiddette “allucinazioni”.
Per oltre la metà degli italiani l’IA non ha ancora avuto un impatto concreto sulla propria vita, mentre poco più di un terzo ne riconosce benefici, come il risparmio di tempo. L’effetto sull’informazione è quello che divide di più: accanto a chi ne apprezza le potenzialità, cresce la preoccupazione per disinformazione e deep fake. Sul lavoro, invece, prevale ancora la percezione di un impatto limitato, anche se quasi la metà degli intervistati teme una perdita netta di posti di lavoro nel futuro. In un contesto segnato da speranze e paure, la fiducia resta fragile. Le prime regolamentazioni sono arrivate, ma per molti cittadini non bastano. Diventa quindi centrale investire in formazione e competenze digitali, per accompagnare una trasformazione che è già in atto e che rischia di accentuare le disuguaglianze se non viene governata.

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