Dati, rischi e strategie, per costruire ambienti digitali più sicuri e inclusivi, nel secondo capitolo della policy “Dal silenzio all’azione”, nel piano di intervento promosso da Valore D e PermessoNegato, per contrastare la violenza di genere online nel mondo del lavoro.
di Redazione —
Stando alla denuncia del secondo capitolo della policy “Dal silenzio all’azione“, presentato da Valore D, la prima associazione di imprese in Italia impegnata per l’equilibrio di genere e l’inclusione, insieme a PermessoNegato e alla Fondazione Una Nessuna Centomila, la violenza di genere digitale non è più un problema confinato alla sfera privata, sempre più spesso, si manifesta anche nei contesti professionali, minando il benessere delle persone e la reputazione delle aziende.

Il documento propone un piano strategico integrato per prevenire e gestire la violenza digitale, evitando interventi sporadici e privilegiando azioni strutturate, sostenute da formazione, procedure e una cultura aziendale condivisa. Diffusione non consensuale di immagini intime, ricatti online, molestie via chat aziendali, commenti sessisti sui social, sono solo alcune delle forme che la violenza di genere digitale può assumere nel mondo del lavoro.
Le conseguenze sono pesanti: perdita di produttività, autocensura, paura di esporsi online e, nei casi più gravi, abbandono del posto di lavoro, ma il danno non riguarda solo le vittime dirette. L’intero ambiente di lavoro ne risente, con un calo di fiducia, un clima di tensione e rischi reputazionali per l’organizzazione.
La policy individua diversi strumenti concreti per le aziende:
- Mappatura dei rischi digitali, per comprendere le aree più vulnerabili.
- Codici etici e di condotta online, che definiscano regole chiare di comportamento.
- Protocolli di gestione delle crisi reputazionali, per intervenire rapidamente in caso di abusi.
Fondamentale anche la formazione continua su rispetto, consenso e sicurezza digitale, insieme alla creazione di canali anonimi di segnalazione, e di servizi di supporto psicologico e legale per le vittime.

E i dati parlano chiaro. Secondo il sondaggio dell’OsservatorioD realizzato da SWG per Valore D, solo 4 italiani su 10 conoscono forme di abuso come la sextortion, estorsione tramite immagini intime, o il doxing, diffusione di informazioni personali. Il 64% degli intervistati ritiene che la violenza digitale possa verificarsi, anche, nei luoghi di lavoro, mentre, oltre l’80% riconosce la violenza di genere come un problema serio, con effetti sulla salute mentale e sulla carriera delle donne.
La violenza di genere online riflette, secondo il 63% degli italiani, una radice culturale patriarcale e una carenza di educazione digitale ed emotiva, per questo, il messaggio della policy “Dal silenzio all’azione” è chiaro: serve un impegno congiunto tra istituzioni, imprese, media e società civile, perché solo creando consapevolezza e strumenti condivisi si può costruire un ambiente, reale e virtuale, dove il rispetto e la sicurezza siano la norma, non l’eccezione.

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