Dal 5 settembre il Pianeta vivrà il Plastic Overshoot Day, perché supera il limite sostenibile di quantità di plastica, cioè la produzione di rifiuti in plastica supera la capacità mondiale di gestirla e porta all’inquinamento ambientale.
di Redazione —

Il Plastic Overshoot Day è una data simbolica e cambia a seconda dei diversi, paesi perché dipende dalla capacità nazionale di gestire i rifiuti in plastica prodotti. In Italia il Plastic Overshoot Day cade il 22 ottobre, meglio, rispetto alla media globale, ma, peggio, rispetto a Paesi come Germania e Spagna, che lo raggiungono a novembre, o Svizzera e Francia, che lo fanno a dicembre.
Da ieri, 5 settembre, ogni oggetto in plastica prodotto nel Mondo corre il rischio di essere disperso nell’ambiente. Sono circa 72.100.000 di tonnellate di plastica, che secondo il Plastic Overshoot Day non saranno gestiti correttamente. Significa che nel 2025 un impressionante 31,9% della plastica prodotta e usata verrà gestita male come rifiuto e finirà in natura, nell’acqua, nell’aria, nel suolo.

Il Plastic Overshoot Day è una data drammatica, perché ricorda quanto sia urgente affrontare la crisi mondiale dell’inquinamento da plastica. La plastica è ovunque, nell’ambiente, nel corpo umano, nel sangue, e nel latte materno e non solo, perchè le microplastiche sono ovunque. Aumenta la preoccupazione per gli effetti di additivi e sostanze chimiche associate alla plastica. Diventano sempre più evidenti gli impatti della produzione, del consumo e dello smaltimento della plastica sul clima, sulla biodiversità e sul benessere umano.
«Governi, aziende e singoli individui devono collaborare per ridurre i rifiuti di plastica, potenziare le infrastrutture per la gestione dei rifiuti e adottare soluzioni più circolari che impediscano alla plastica di disperdersi e trasformarsi in inquinamento. La dispersione di plastica non è un problema solo per la natura, come si pensava un tempo. Sempre più evidenze mostrano conseguenze dirette anche per la salute umana: in alcune analisi sono stati rilevati fino a 7 grammi di microplastiche nel cervello umano, sollevando preoccupazioni su potenziali effetti neurologici.

Le microplastiche sono state trovate nel sangue, nel latte materno, nel fegato, nei reni, nei polmoni e nella placenta suggerendo che possono attraversare barriere biologiche fondamentali. Alcuni additivi chimici usati nella plastica, come ftalati e bisfenolo A, sono associati a disfunzioni ormonali, infertilità e disturbi dello sviluppo nei bambini», spiega Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità WWF Italia.
IL WWF nel chiedere al Governo politiche che riducano l’impatto ambientale della plastica, favoriscano l’uso circolare, amplino la raccolta differenziata a tutti i settori produttivi ad alto consumo, non solo sulla raccolta degli imballaggi, che rappresentano solo una parte della plastica in circolazione, propone l’introduzione di tasse sull’uso della plastica vergine. Incentivi per soluzioni basate sul riutilizzo e il potenziamento delle infrastrutture per la gestione dei rifiuti, per sensibilizzare i cittadini a una migliore gestione della plastica. L’associazione ambientalista promuove sui propri social la Plastic Free Week, la cui filosofia è quella delle 4R: Riduci, Riutilizza, Ricicla, Recupera.

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