Concluso il “Memorial Day”, organizzato dal SAP, Sindacato Autonomo di Polizia, che, da 6 lustri, subito all’indomani delle stragi di Capaci e Via d’Amelio, ha deciso di non dimenticare e che, a 30 anni dalle stragi, ha come obbligo ricordare chi con l’estremo sacrificio ha donato la propria vita per la lotta alla legalità, così come è un impegno imprescindibile quello di proiettarsi verso un futuro in cui non si ripeta più ciò che è accaduto.

di Redazione —

le tessere del puzzle

Si è da poco concluso a Roma, oggi 19 Maggio, all’Altare della Patria con la deposizione di una corona d’alloro al Milite Ignoto, di cui quest’anno si celebra il centenario dalla deposizione della salma e, con la ricomposizione dell’immagine storica, che ritrae Falcone e Borsellino, attraverso le tessere di un puzzle che ha metaforicamente unito l’Italia da Sud a Nord, incontrandosi nel luogo simbolo che celebra i caduti per il dovere di ogni tempo, il ciclo del Memorial Day organizzato dal SAP, Sindacato Autonomo di Polizia, che, da 6 lustri, subito all’indomani delle stragi di Capaci e Via d’Amelio, ha deciso di non dimenticare e che, a 30 anni dalle stragi, ha come obbligo ricordare chi con l’estremo sacrificio ha donato la propria vita per la lotta alla legalità, così come è un impegno imprescindibile quello di proiettarsi verso un futuro in cui non si ripeta più ciò che è accaduto. Bisogna ricordare, ma nel contempo esaltare l’operato di chi ancora oggi si spende, nel silenzioso quotidiano, per mantenere la legalità al primo posto.

il puzzle ricomposto

Nei giorni 18 e 19 maggio 2022 si sono tenute le giornate conclusive della “memoria”, con momenti di commozione resi vivi dai ricordi di parenti delle vittime e di chi in quei periodi è riuscito a scampare alle stragi ed un Convegno, organizzato dal SAP, dal titolo CUSTODIRE LA MEMORIA PER COSTRUIRE IL FUTURO”, i cui numerosi interventi hanno dato spazio a ragionamenti e spunti di riflessione, tra cui quello di Rosalba Cassarà, sorella del compianto Commissario Ninni Cassarà, a cui si deve il “Rapporto dei 162” che svelò, per la prima volta, l’organigramma di tutta Cosa Nostra e che permise di mettere le basi al Maxi Processo, che ha sottolineato:  “La memoria è importante, ancora di più quando quella delle persone che abbiamo amato, hanno lasciato questa terra in maniera drammatica, come nel caso di Ninni. Perché lui ha amato Palermo, la sua città, i suoi concittadini, La Patria e l’Italia così tanto da mettere questi valori al di sopra dei propri affetti familiari. Pur con l’amore grandissimo che provava per tutti”.

un momento della manifestazione

«Fare il poliziotto non è fare un lavoro come tanti altri, perché il poliziotto mette la propria vita in pericolo e lo fa soltanto per il Paese, per dare al Paese un senso di sicurezza, di legalità. Spesso e volentieri ci si dimentica, che dietro ad un poliziotto o ad ogni uomo delle Forze dell’Ordine ci sono persone che hanno famiglia. Sono padre e vedo che quando vado via la mia bimba mi dice papà dove vai ed io so che tornerò, perché non faccio un mestiere pericoloso o rischioso come quello di chi indossa una divisa. Custodire il ricordo, ricordare per non vanificare le opere e le gesta di chi ha sacrificato la vita per un bene più alto, quello del Paese», ha detto Nicola Molteni, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno.

un momento delle giornate

«Questi sono i momenti in cui chi ha fatto il massimo, chi ha dato la vita, chi ha sacrificato tutto e chi ha anteposto i propri doveri, anche, difronte agli affetti più cari continua ad esserci ancora più vicino. Perché è un po’ come dire che quando si naviga, c’è una stella ad indicarci il percorso migliore. Questa iniziativa tocca le nostre corde più intime, quelle del nostro essere servitori dello Stato, del nostro essere appartenenti alle Forze dell’Ordine, il nostro essere al servizio dei cittadini», ha detto Lamberto Giannini, Capo della Polizia, in un discorso diretto, conciso e toccante.

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