«Il nuovo Tariffario non tiene in conto aspetti essenziali come l’obsolescenza tecnologica delle attrezzature e la loro necessaria innovazione, con il risultato di mettere a rischio, ineluttabilmente, la qualità dei servizi dedicati ai cittadini… Rischia di avere effetti negativi anche sotto il profilo occupazionale… Chiediamo, pertanto, con urgenza modifiche sostanziali», dicono alcune Associazioni di categoria.  

di Redazione —

In una nota a firma congiunta di AIOP, Associazione Italiana Ospedalità Privata, ARIS, Associazione religiosa istituti socio-sanitari, ANDIAR, Associazione Nazionale di Diagnostica per Immagini dell’Area Radiologica, ANSOC, Associazione Nazionale Studi Odontoiatrici Convenzionati, FEDER ANISAP, Federazione Nazionale delle Associazioni Regionali delle Istituzioni Sanitarie Ambulatoriali, FEDERBIOLOGI, FEDERLAB, Federazione Nazionale Strutture Ambulatoriali, SIMMFIR, Sindacato Italiano dei Medici di Medicina Fisica e Riabilitativa, SBV, Sindacato Branche a Visita, SNR, Sindacato Nazionale Radiologi, CIC, Collegio Italiano Chirurghi, SICOP, Società Italiana di Chirurgia dell’Ospedalità Privata, stilata al termine di un incontro che si è tenuto lo scorso 26 gennaio 2022, in cui è stata condivisa una posizione comune sul Nomenclatore Tariffario, si legge:  «Esprimiamo grande preoccupazione per le conseguenze che potrebbe avere, sull’intero territorio nazionale, il ‘Nomenclatore Tariffario’ dell’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica, che il Governo si appresta a varare. Il nostro auspicio è che la bozza del nuovo dispositivo, inviata alla Conferenza Stato-Regioni, la cui analisi è stata al momento sospesa, possa essere modificata, evitando in tal modo pesanti ricadute sia sulla qualità che sulla quantità dei servizi garantiti alla popolazione.

Sono, infatti, previsti ribassi fino al 30% e non vengono calcolate in maniera adeguata le reali voci di costo delle prestazioni, così come stabilisce, invece, la normativa.
Purtroppo, il nuovo Tariffario non tiene neanche in debito conto aspetti essenziali come l’obsolescenza tecnologica delle attrezzature e la loro necessaria innovazione, con il risultato di mettere a rischio, ineluttabilmente, la qualità dei servizi dedicati ai cittadini.
Il Tariffario nazionale rischia, altresì, di avere effetti negativi anche sotto il profilo occupazionale, soprattutto per le strutture di piccola e media dimensione.
Si tratta, insomma, di un’operazione tecnico-finanziaria che non considera il fatto che ad erogare le prestazioni sanitarie, delle quali beneficiano i cittadini, sono aziende di diritto pubblico e privato, il cui equilibrio finanziario è un presupposto indispensabile per la loro tenuta. Chiediamo, pertanto, con urgenza modifiche sostanziali.».

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