di Redazione —

Si riaccende il di dibattito sul futuro della sanità pubblica italiana dopo il botta e risposta tra Luca Antonini, vicepresidente della Corte Costituzionale, che ha proposto una commissione bipartisan per salvare il SSN, Servizio Sanitario Nazionale, ed il CODACONS che, senza usare mezzi termini, dichiara: «Il SSN è già oggi in coma profondo e a mancare non sono le commissioni, ma risorse vere e volontà politica. Il rischio è, che si continui a perdere tempo in tavoli e gruppi di lavoro, mentre la vita quotidiana dei cittadini diventa sempre più complicata e ingiusta.».

Il problema più grosso e di dubbia soluzione resta, comunque, quello delle liste d’attesa, dove le prestazioni che dovrebbero essere garantite in poche settimane si trasformano spesso in attese di mesi, se non anni, diventano un percorso a ostacoli, tanto da spingere milioni di italiani a rivolgersi al settore privato. Chi può permetterselo paga di tasca propria per avere tempi certi, chi non ha le risorse è costretto a rinunciare alle cure o a subire gravi ritardi diagnostici, con conseguenze pesanti sulla salute. Una disparità che mina uno dei principi fondanti del SSN: l’universalità delle cure.

Secondo i dati più recenti, oltre 4.000.000 di cittadini hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, per tempi troppo lunghi, mentre altri si sono indebitati pur di poter accedere ai servizi. La sanità pubblica ha subito un forte ridimensionamento con meno posti letto, la chiusura di reparti fondamentali, personale sempre più ridotto. In molte regioni gli ospedali lavorano al limite, con pronto soccorso congestionati e tempi di attesa infiniti anche per emergenze considerate “non prioritarie”. Il risultato è un sistema che fatica a garantire la stessa qualità delle cure su tutto il territorio nazionale, creando un’Italia a più velocità, dove la possibilità di essere curati dipende dalla residenza.

La mancanza di risposte adeguate da parte del pubblico ha spalancato le porte al settore privato, che continua a espandersi e ad attrarre pazienti, soprattutto nei grandi centri urbani. Un dominio che rischia di trasformare la sanità in un bene accessibile solo a chi può pagare, come denuncia il Codacons: «Mancano regole efficaci per riequilibrare il rapporto pubblico-privato. Finora è accaduto l’opposto: i cittadini sono stati abbandonati al mercato, con spese sanitarie familiari ormai fuori controllo.».

Il Codacons chiede al governo «un intervento immediato e concreto: risorse straordinarie per la sanità pubblica, un piano vincolante per abbattere le liste d’attesa, salari adeguati per i medici e nuove politiche per fermare la fuga di professionisti all’estero, ma i soldi da soli non bastano. Occorre spenderli bene. Troppi scandali di corruzione e mala gestione mostrano come fondi pubblici destinati alla salute siano stati usati in modo improprio. Senza una gestione trasparente ed efficiente, nessuna riforma potrà essere efficace.». Il monito del Codacons è chiaro: «Prima delle commissioni servono scelte coraggiose. Altrimenti il Servizio Sanitario Nazionale rischia di diventare un guscio vuoto, con cittadini costretti a rinunciare alle cure o a indebitarsi per curarsi. Un futuro che non possiamo permetterci, perché la sanità pubblica non è un costo da tagliare, ma un investimento necessario per la salute, la coesione sociale e la dignità di tutti.».

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