Il CNDDU analizza i dati del Progetto Iride e propone soluzioni concrete su valutazione, carichi di lavoro, ascolto e orientamento per superare la distanza tra istituzione e ragazzi.
di Redazione —
Il CNDDU, Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, richiama l’attenzione sui risultati dell’indagine CENSIS “La scuola vista dai giovani“, condotta nell’ambito del Progetto IRIDE. Il quadro emerso richiede una lettura pedagogica approfondita: il dato secondo cui il 71% degli studenti considera la scuola una fonte continua di ansia e stress non descrive solo un diffuso stato d’animo, ma interroga la capacità dell’organizzazione didattica di rendere comprensibili richieste, valutazioni, finalità e prospettive del percorso formativo.

Lo studio evidenzia criticità strettamente connesse: solo il 17,9% degli studenti comprende pienamente le ragioni dei voti ricevuti, il 57,3% considera eccessivo il carico dei compiti e il 52,1% si sente poco o per nulla stimolato ad andare a scuola. Al tempo stesso, resistono dati positivi sul piano umano: il 55,8% afferma di poter contare sui propri insegnanti in caso di necessità e il 51,3% si sente incoraggiato e stimolato dai docenti.
La compresenza di questi dati dimostra che gli studenti, pur vivendo una percezione problematica dell’esperienza scolastica, riconoscono nei professori una presenza significativa. Il problema non riguarda la relazione in sé, ma le condizioni in cui si sviluppa: tempi, carichi di lavoro, modalità della valutazione, coordinamento tra discipline e organizzazione delle attività.

Il D.Lgs. 13 aprile 2017, n. 62 attribuisce alla valutazione una finalità formativa ed educativa volta al miglioramento degli apprendimenti e allo sviluppo dell’autovalutazione. Se lo studente conosce il voto ma non ne comprende l’origine, la funzione pedagogica viene meno. La trasparenza richiede che i criteri siano leggibili e utilizzabili per orientare lo studio. Il Coordinamento propone di introdurre nelle principali prove una breve restituzione formativa strutturata: una nota essenziale (senza nuovi adempimenti burocratici o moltiplicazione di griglie) che indichi chiaramente ciò che è stato acquisito, l’aspetto su cui intervenire e il passaggio necessario per migliorare, trasformando l’esito in informazione utile per l’apprendimento.
La fatica percepita per i compiti nasce dalla quantità, dalla concentrazione, dalla sovrapposizione delle scadenze e dalla complessità delle consegne. Il CNDDU propone di sperimentare nei consigli di classe una periodica lettura del carico didattico complessivo, osservando verifiche e attività nella loro incidenza totale sul tempo di studio dell’alunno, affinché la collegialità governi concretamente il tempo dell’apprendimento. Viene inoltre suggerito di dedicare momenti dell’anno all’esame collegiale delle pratiche valutative della classe per verificarne la coerenza e la comprensibilità, valorizzando l’autonomia professionale all’interno di una responsabilità educativa condivisa.

Il CNDDU propone di affiancare alle consuete rilevazioni una breve ricognizione periodica e anonima sulla comprensibilità della vita scolastica. Non si tratta di un questionario di gradimento sui docenti, ma di uno strumento per rilevare se gli alunni comprendano gli obiettivi, i criteri di voto, la distribuzione degli impegni e le possibilità di recupero. Restituire gli esiti alla classe serve a mostrare quali problemi possono essere affrontati dalla scuola e quali richiedono l’impegno dei ragazzi. Ascoltare gli studenti non significa trasferire loro la responsabilità delle scelte didattiche o trasformare la scuola in un servizio basato sulla soddisfazione immediata, ma raccogliere informazioni sull’effetto delle scelte educative. La decisione rimane dei docenti e degli organi collegiali, ma la scuola deve saper spiegare le ragioni delle proprie decisioni.
I dati CENSIS mostrano che il 43,4% degli studenti ritiene di non possedere informazioni e competenze sufficienti per scegliere il proprio futuro. Per evitare che l’orientamento sia un’attività separata dall’apprendimento ordinario, il CNDDU propone di collegarlo alla didattica disciplinare, chiedendo progressivamente agli studenti quali capacità abbiano sviluppato, quali difficoltà abbiano affrontato e in quali contesti sappiano utilizzare ciò che apprendono, rendendo l’orientamento una lettura progressiva del proprio cammino. La fiducia negli insegnanti è il punto di maggiore tenuta, ma va sostenuta con strumenti professionali, tempi di confronto e un’organizzazione che permetta il coordinamento tra colleghi.

Il Presidente del CNDDU, Prof. Romano Pesavento, evidenzia, in conclusione, che i risultati della ricerca non devono portare a una riduzione indiscriminata delle richieste né a una loro difesa automatica. La sfida è distinguere ciò che produce apprendimento da ciò che produce solo accumulo e stress, differenziando la valutazione formativa dalla mera registrazione di un risultato.
Il CNDDU considera utile avviare, anche tramite reti di scuole, sperimentazioni circoscritte e verificabili sulle modalità di restituzione della valutazione, sul coordinamento dei carichi didattici e sulla comprensibilità dell’esperienza scolastica, osservandone gli effetti nel corso dell’anno anziché aggiungere nuovi adempimenti generalizzati. I dati Censis offrono così l’occasione per verificare la distanza tra gli obiettivi dell’istituzione e la comprensione dell’alunno: in questa distanza si gioca la qualità educativa. Una scuola esigente non deve essere necessariamente una scuola ansiogena: può chiedere studio e responsabilità, rendendo al contempo leggibili le proprie richieste e valorizzando la fiducia dei giovani per trasformarla in autonomia e capacità di orientarsi.

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