Futuro Nazionale sfiora l’11% e lancia la destra identitaria, mentre l’astensione record, al 78%, con solo il 22% dei votanti, si rivela un’arma spuntata: la politica vince, anche, ad urne deserte.

di Piero Mastroiorio —

Il verdetto delle urne nel collegio della Camera Reggio Calabria-Locri consegna la vittoria numerica attesa al candidato del centrodestra Fabio Roscioli (Forza Italia), ma a definire il vero significato politico di questa tornata suppletiva sono l’exploit di Futuro Nazionale e il profondo malinteso culturale che ruota attorno al record dell’astensionismo. Il dato politicamente più dirompente è l’affermazione di Domenico Giannetta, candidato di Futuro Nazionale, il movimento guidato dal Generale Roberto Vannacci. Conquistando il 10,94% dei consensi (8.226 voti), la formazione sovranista si posiziona saldamente come terza forza, scuotendo gli equilibri tradizionali della coalizione di governo.

Non si tratta di un semplice voto di protesta, ma del consolidamento di una precisa destra identitaria. Questa proposta politica si radica su parole chiave chiare: sovranismo marcato, forte accento sulla sicurezza, difesa intransigente delle identità locali e dei valori tradizionali, in aperto contrasto con le spinte globaliste e con il politicamente corretto. Il risultato a doppia cifra dimostra che esiste un elettorato calabrese fortemente ricettivo verso questa linea radicale, capace di organizzarsi e di andare a votare in modo compatto, anche, in una tornata considerata minore. L’altro grande protagonista è il silenzio del restante corpo elettorale. L’affluenza ufficiale si è fermata a un drammatico 22,34%: quasi l’80% degli aventi diritto ha scelto di restare a casa. Scegliendo la sedia o il restare alla finestra a guardare gli eventi, anziché, andare al seggio, come forma di sdegno, disillusione o tacita protesta contro “i palazzi del potere“?  C’è chi aggiunge: restare a casa è una scelta, un modo per dire che ne abbiamo le tasche piene. Chi leggerai mai questo messaggio?

Tuttavia, queste suppletive dimostrano una dura realtà numerica e costituzionale: l’astensione non serve come protesta, perché la politica vince sempre. Nel sistema elettorale italiano non esiste un quorum minimo per validare l’elezione di un parlamentare. Anche, se ai seggi, si presentasse un solo elettore in tutto il collegio, quel singolo voto, sarebbe legalmente sufficiente a decretare il vincitore e ad assegnare la poltrona alla Camera, per i prossimi anni. L’astensionismo di massa finisce così per produrre l’effetto opposto a quello sperato da chi protesta: non delegittima il sistema, ma amplifica il peso specifico delle minoranze organizzate, come i partiti identitari o le truppe cammellate dei candidati principali, lasciando le decisioni strategiche nelle mani di pochissimi.

immagine di repertorio

Il seggio ereditato dalle dimissioni di Francesco Cannizzaro, ora sindaco di Reggio Calabria, va a Roscioli, ma il quadro numerico fotografa un panorama politico frammentato e arroccato:

  • Fabio Roscioli (Centrodestra): 51,02% (38.359 voti)
  • Frank Benedetto (Centrosinistra / Campo largo): 36,59% (27.511 voti)
  • Domenico Giannetta (Futuro Nazionale): 10,94% (8.226 voti)
  • Francesco Toscano (Democrazia Sovrana e Popolare): 1,44% (1.085 voti)

Gli elettori totali aventi diritto al voto nel collegio uninominale della Camera Reggio Calabria-Locri sono 345.486 e, in base ai dati definitivi, diffusi dal Ministero, a fronte di questo corpo elettorale si sono recati effettivamente alle urne soltanto 77.165 elettori, determinando l’affluenza ufficiale del 22,34% e, mentre il centrodestra celebra la riconferma e il centrosinistra analizza la tenuta del campo largo, la lezione di Reggio Calabria-Locri è doppia: da un lato l’energia di una nuova destra identitaria in forte crescita, dall’altro una maggioranza silenziosa che, rinunciando alla matita, ha rinunciato, anche, al diritto di contare.

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