Il CNDDU esprime profonda preoccupazione per le tensioni nelle piazze italiane: condanna ferma ai disordini, appello al sistema scolastico e una proposta shock da 4,5 miliardi per il lavoro e la casa.
di Redazione —
Il prof. Romano Pesavento, in qualità di Presidente del CNDDU, Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, ha espresso profonda preoccupazione per gli episodi di violenza e le forti tensioni che hanno accompagnato le manifestazioni del 24 ottobre in diverse città italiane, tra cui Torino, Bologna, Firenze, Roma e Milano.

Le proteste, nate per manifestare contro il carovita e il riarmo, sono sfociate in scontri che hanno visto il preoccupante coinvolgimento di giovani e minorenni. Secondo l’analisi del CNDDU, è necessaria una valutazione rigorosa dei fatti che sia capace di distinguere il legittimo dissenso dai comportamenti violenti, senza però ridurre tutto a una semplice minaccia per l’ordine pubblico, ignorando il profondo disagio sociale sottostante.
Condanna totale alla violenza e stop alla radicalizzazione
Il CNDDU ha ribadito che aggressioni, lanci di oggetti contro le forze dell’ordine e danneggiamenti non possono trovare alcuna giustificazione nelle rivendicazioni avanzate. Il disagio economico non è un’attenuante morale per chi sceglie la via della violenza. A destare particolare allarme è la presenza di minorenni tra i partecipanti ai disordini, un dato che solleva forti interrogativi sulla loro consapevolezza giuridica. In questo contesto, la scuola ha una responsabilità centrale: non bastano richiami astratti alla legalità, ma serve rafforzare l’educazione economica e civica per evitare che i giovani cadano in semplificazioni ideologiche dove la responsabilità personale viene oscurata dall’appartenenza al gruppo.
Oltre la repressione: le cause della precarietà giovanile
Isolare la risposta dello Stato alla sola dimensione repressiva sarebbe tuttavia insufficiente. Le tensioni del 24 ottobre si inseriscono in un contesto di forte incertezza occupazionale, aumento del costo della vita e crisi abitativa. Per le nuove generazioni, la precarietà rischia di trasformarsi da fase transitoria a condizione permanente, alimentando la sfiducia nelle istituzioni. Per questo motivo, il CNDDU sottolinea che la sicurezza pubblica non può essere disgiunta da efficaci politiche economiche e sociali.

La proposta economica: un piano triennale da 4,5 miliardi di euro
Per dare risposte concrete, il CNDDU propone l’istituzione, a partire dal 2027, di un Piano nazionale triennale per l’autonomia economica giovanile, con uno stanziamento di 1,5 miliardi di euro annui, 4,5 miliardi complessivi nel triennio, da finanziare tramite la revisione delle agevolazioni fiscali improduttive.
La proposta prevede tre pilastri fondamentali:
- 600 milioni di euro annui per incentivi all’occupazione: fondi destinati a nuove assunzioni stabili di giovani under 35, con l’obbligo di mantenere il rapporto di lavoro per almeno 36 mesi.
- 500 milioni di euro annui per contributi all’affitto: un bonus fino a 250 euro mensili per giovani lavoratori a reddito medio-basso per favorire l’autonomia abitativa.
- 400 milioni di euro annui per la formazione: percorsi retribuiti di qualificazione professionale tarati sulle reali esigenze delle imprese.
I fondi dovrebbero essere assegnati prioritariamente ai territori con i più alti tassi di disoccupazione giovanile, con rigidi controlli annuali sull’efficacia delle misure. In conclusione, lo Stato non deve scegliere tra sicurezza e investimenti sociali, ma deve perseguire entrambi gli obiettivi. Gestire unicamente le emergenze di piazza senza incidere sulle cause economiche che alimentano la sfiducia è un modello inefficiente. Le nuove generazioni hanno bisogno di opportunità reali per costruire una vita indipendente.

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