di Redazione —

“Da dove viene?“ é la domanda che si pongono i cittadini quando si trovano davanti agli scaffali del supermercato. L’origine delle materie prime e la sostenibilità sono diventate la vera bussola che orienta le scelte d’acquisto degli italiani. I dati emersi dall’ultima indagine condotta da Fondazione Openpolis per Federconsumatori, nell’ambito del progetto Italians Do EAT Better (IDEA B) finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, parlano chiaro: il 96,4% dei consumatori chiede che l’obbligo di indicare l’origine valga indistintamente per tutti gli alimenti.

Consumatori attenti ma disorientati: lo scoglio della leggibilità

cibo surgelato in supermercato

Non si tratta di disattenzione, tutt’altro. L’84,9% dei partecipanti dichiara di leggere attentamente l’etichetta prima di mettere un prodotto nel carrello. Il vero problema risiede nella comprensione dei testi: per il 53,3% degli intervistati il linguaggio utilizzato non è del tutto chiaro, e appena un cittadino su quattro (24,3%) riesce a trovare e comprendere le informazioni senza alcuna difficoltà. Questa mancanza di trasparenza si trasforma in un ostacolo ancora più delicato quando l’etichetta diventa una questione di salute:

  • Tra chi segue una dieta specifica per motivi medici, il 21,9% trova le informazioni complesse.
  • Tra i celiaci, la percentuale di chi fatica a decifrare i dati è del 21,4%.
  • Chi sta riducendo il consumo di carne incontra difficoltà nel 20,5% dei casi.
  • Tra chi soffre di allergie e intolleranze, il 17,8% denuncia che le informazioni cruciali sono difficili da scovare.

Cosa guardiamo davvero sul packaging?

La lettura dell'involucro è una tappa cruciale della spesa, ma lo sguardo non si posa su tutti gli elementi con la stessa intensità.

La lettura dell’involucro è una tappa cruciale della spesa, ma lo sguardo non si posa su tutti gli elementi con la stessa intensità. L’attenzione si concentra prima di tutto sulla data di scadenza (85,6%), seguita a ruota dall’elenco degli ingredienti (76,5%) e dall’origine delle materie prime (56,7%). Al contrario, la tabella nutrizionale resta un oggetto misterioso: meno di un terzo dei consumatori (30,6%) controlla l’apporto di calorie e nutrienti. Attualmente, il 62% dei cittadini giudica del tutto insufficienti le informazioni oggi disponibili sul mercato in merito alla provenienza dei prodotti.

La nuova definizione di sostenibilità: territorio, lavoro e ambiente

Per gli italiani la sostenibilità non è una moda passeggera, ma un concetto concreto che poggia su tre pilastri: produzione locale (associata al concetto dal 62,4%), rispetto dei diritti e dei salari dei lavoratori (58,6%) e assenza di pesticidi (76,5%) per garantire un cibo sano. Il “cibo sano e giusto” è considerato una scelta ambientale dal 90,8% degli intervistati e una scelta sociale dall’85,9%. L’indagine smentisce inoltre un radicato luogo comune: solo l’1,3% pensa che sostenibile debba significare per forza più caro. Anche in questo caso, il problema è l’identificazione: appena il 13,7% dei consumatori riesce a capire dall’etichetta se un prodotto sia davvero sostenibile. Nonostante ciò, le buone pratiche quotidiane avanzano: l’84,4% acquista regolarmente prodotti di stagione, quasi l’80% pianifica la spesa con una lista e due su tre prediligono i prodotti sfusi.

Nutriscore e NutrInform Battery: la battaglia dei loghi non arriva al carrello

Federconsumatori chiede di estendere a tutti i prodotti alimentari l’obbligo dell’indicazione di origine delle materie prime

Mentre, a Bruxelles e nei palazzi della politica si consuma il dibattito europeo sui sistemi di etichettatura nutrizionale, tra i colori del Nutriscore e le “batterie” del NutrInform Battery, sostenute dall’Italia, i consumatori reali ignorano la disputa. Il 76% dei partecipanti all’indagine non conosce nessuno dei due sistemi. La richiesta della base è molto più pragmatica: i cittadini non vogliono loghi complessi, ma simboli che non ingannino, facili da individuare e una lista di ingredienti scritta in caratteri leggibili, utile a valutare l’impatto reale sulla salute.

Le richieste di Federconsumatori

Alla luce di questi dati, Federconsumatori chiede un intervento immediato per estendere a tutti i prodotti alimentari l’obbligo dell’indicazione di origine delle materie prime, che deve essere verificata e veritiera. L’associazione sottolinea l’urgenza di introdurre un’etichettatura sociale che sia in grado di raccontare l’intera filiera, garantendo la legalità del lavoro e il rispetto dell’ambiente. Parallelamente, si chiede di rafforzare l’educazione al consumo e i controlli, per contrastare in modo severo i claim ambientali vaghi o ingannevoli (greenwashing) che confondono i cittadini.

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