La festa delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale celebra l’epilogo della Grande Guerra. Il ricordo del sacrificio dei nostri fanti, eroi, silenziosi che unificarono l’Italia nelle trincee. Il Commissario provinciale A.N.C.R., Marina Villani.
di Piero Mastroiorio —
Il 4 novembre non è una semplice data sul calendario, ma il simbolo del compimento del risorgimento italiano. In questa giornata si celebra la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, una ricorrenza che affonda le sue radici nel 1918, quando entrò in vigore l’armistizio di Villa Giusti e l’Impero Austro-Ungarico si arrese, sancendo la vittoria dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. È il momento in cui la nazione non solo ricorda i suoi confini, finalmente, completati, ma si stringe attorno a chi, ieri, come oggi, veste una divisa per difenderla.
Il valore indomito dei soldati italiani nelle trincee

Senza dilungarci sui dettagli storici della Grande Guerra, già ampiamente approfonditi in un nostro precedente articolo, è doveroso ricordare che la vittoria del 1918 non fu un successo puramente strategico o politico, ma il frutto del coraggio, della forza d’animo e dell’immensa valenza dei soldati italiani. Ragazzi giovanissimi, i celebri “Ragazzi del ’99”, fanti contadini, operai provenienti da ogni regione d’Italia si ritrovarono uniti, fianco a fianco, nel fango del Carso, sulle vette ghiacciate delle Dolomiti e lungo le sponde sacre del Piave. Un esercito, inizialmente frammentato da dialetti e culture diverse, scoprì l’identità italiana nel sacrificio condiviso. Dopo la drammatica svolta di Caporetto, fu proprio la straordinaria forza d’animo dei nostri soldati a fermare l’invasore sul Grappa e sul Piave, fino a travolgere le linee nemiche nella decisiva battaglia di Vittorio Veneto, dove il valore militare italiano si impose al Mondo attraverso atti di eroismo quotidiano pagati a carissimo prezzo.
Unificazione e sacrificio: l’altare della Patria

Oltre 600.000 giovani italiani persero la vita in quel conflitto lacerante. Fu nelle trincee della Grande Guerra che l‘Italia divenne “UNA”, cementata dal sangue dei suoi figli. Il 4 novembre è l’occasione per inchinarsi di fronte a quegli eroi silenziosi che sacrificarono la propria giovinezza per il bene comune. Il Milite Ignoto, tumulato all’Altare della Patria, a Roma, incarna perfettamente lo spirito di tutti quei soldati senza nome che hanno firmato la vittoria più importante della nostra storia moderna.
L’appello dell’A.N.C.R. provinciale contro l’indifferenza
In occasione del 4 novembre, ho posto una domanda, al Commissario straordinario della Federazione provinciale A.N.C.R., Marina Villani: custodire il ricordo del Milite Ignoto e di tutti i combattenti significa, anche, proteggere i luoghi della loro memoria sul territorio. Qual è il Suo appello alle istituzioni e alla cittadinanza, affinché, il rispetto per la storia e per i nostri caduti rimanga una priorità quotidiana e non solo una ricorrenza da celebrare una volta l’anno?

Questa la risposta del Commisario, A.N.C.R., Marina Villani: “Custodire la memoria non è un esercizio di retorica passeggera, ma un dovere quotidiano, che, esige il massimo rispetto, per i luoghi e i simboli del sacrificio dei nostri padri. Purtroppo, assistiamo a ferite inaccettabili, per la nostra storia, come l’estumulo del Milite Michele Lacci, avvenuto di recente, a San Severo, un atto gravissimo compiuto contro ogni norma materiale e morale, che, ha cancellato la sepoltura di chi ha dato la giovinezza, per la Patria. Come Associazione, non tollereremo che il fango delle trincee venga sostituito dall’indifferenza burocratica di oggi. Il mio appello alle istituzioni e ai cittadini è fermo: la memoria dei nostri caduti va protetta con le leggi e con la coscienza civile, perché una comunità che dimentica o calpesta i propri eroi smarrisce la propria identità e il proprio futuro.“.
Le Forze Armate ieri e oggi: custodi della libertà
Oggi, la festa delle Forze Armate eredita questo immenso patrimonio morale. L’Esercito, la Marina, l’Aeronautica, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza non celebrano la retorica della guerra, ma la custodia della pace, della sicurezza e dei valori democratici nati proprio da quel faticoso cammino unitario. Ricordare il 4 novembre significa onorare la nostra storia, ringraziare i soldati di ieri che ci hanno dato la Patria e quelli di oggi, che continuano a vegliare su di essa. «Credere nelle categorie dello Spirito e della Tradizione non significa essere attaccati a ciò che è stato, ma vivere partendo da ciò che sempre vale.».

