LOMBARDI: «Le imprese sono sommerse da adempimenti, certificazioni e costi, ma le tragedie continuano. La sicurezza non si misura dalla quantità di carte prodotte o di organismi istituiti. Servono prevenzione reale, responsabilità, tecnologie e risorse per le aziende che investono nella tutela dei lavoratori». Campania ancora in zona rossa con 41 vittime.
di Redazione —
Il settore dell’edilizia in Italia si conferma in piena emergenza. I dati INAIL relativi ai primi sette mesi del 2026 certificano 76 denunce di infortunio mortale nei cantieri, registrando 9 vittime in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Questo incremento del 13,4% evidenzia il fallimento di un sistema della sicurezza sul lavoro costoso e burocratizzato, ma incapace di fare reale prevenzione. Federcepicostruzioni, in occasione della Giornata internazionale dedicata alla memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro, ha denunciato i limiti strutturali del modello attuale, chiedendo una profonda revisione di regole e organismi.

Mentre il dato nazionale complessivo registra una leggera flessione, 422 denunce mortali contro le 432 dell’anno precedente, l’edilizia viaggia drammaticamente in controtendenza. Nei primi sette mesi dell’anno le denunce complessive di infortunio sul lavoro hanno raggiunto quota 256.471 (+4,9%), salendo a 368.085 se si includono gli incidenti in itinere e gli studenti, con 595 casi mortali totali. «Abbiamo costruito un sistema nel quale proliferano organismi, certificazioni e adempimenti, mentre i cantieri continuano a insanguinarsi. Si rischia di misurare la sicurezza sulla quantità di documenti prodotti anziché sulla reale riduzione dei rischi», dice Antonio Lombardi, presidente nazionale di Federcepicostruzioni.
La Campania si conferma maglia nera, inserita nella zona rossa dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering. Da gennaio a luglio 2026 la regione ha registrato 41 vittime in occasione di lavoro. Il tessuto economico campano, composto in larga parte da piccole e medie imprese, risente di una filiera complessa frammentata in catene di subappalti. Secondo Federcepicostruzioni, non si può pensare di risolvere il problema caricando le PMI di ulteriori costi amministrativi. Le aziende vanno messe in condizione di investire in macchinari sicuri, attrezzature moderne e formazione pratica sul campo.

Il cuore della denuncia di Federcepicostruzioni risiede nel grande equivoco che scambia la burocrazia per prevenzione. I piani cartacei e i registri impegnano le imprese ma non salvano vite umane. «Un documento perfettamente compilato non ferma una caduta dall’alto», incalza Lombardi, ribadendo la necessità di eliminare le duplicazioni e combattere il moltiplicarsi di poltrone e consulenze autoreferenziali nate attorno al business della sicurezza. La Federazione chiede una ricognizione trasparente delle attività svolte dai vari enti, applicando un solo parametro di valutazione: il numero di incidenti realmente evitati.
Per uscire dall’emergenza, la Federazione ha tracciato una linea d’azione chiara basata su sei obiettivi prioritari per cambiare il modello di prevenzione:
- Semplificazione normativa e amministrativa: eliminare duplicazioni e passaggi burocratici privi di un reale valore preventivo.
- Razionalizzazione degli apparati: rivedere l’efficacia delle attuali sovrastrutture per spostare le risorse economiche direttamente sui cantieri.
- Incentivi economici e fiscali: finanziare l’acquisto di macchinari sicuri, tecnologie di monitoraggio e sistemi anticaduta, tutelando soprattutto le piccole e medie imprese.
- Formazione pratica e qualificata: sostituire la formazione puramente documentale con addestramenti operativi ed esercitazioni sul campo.
- Controlli mirati sui rischi: orientare la vigilanza ispettiva sul rischio effettivo dei cantieri, colpendo l’irregolarità e premiando le aziende virtuose.
- Qualificazione del mercato: contrastare la concorrenza sleale, impedendo che i ribassi e la competizione sul prezzo penalizzino chi investe nella tutela dei lavoratori.
«La sicurezza non migliora moltiplicando obblighi e costi», conclude Lombardi. «Migliora se le imprese hanno le condizioni per prevenire. Serve un sistema che accompagni chi investe, non che veda l’azienda solo come un soggetto da appesantire con nuovi adempimenti». I fatti di cronaca recente, come il drammatico infortunio mortale di Caivano causato da una caduta da un capannone, o la tragedia di Filago dove un imprenditore di 62 anni è morto schiacciato da un escavatore, dimostrano che nei cantieri italiani i rischi reali sono rimasti purtroppo gli stessi di sempre.

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