Le considerazioni del Movimento Consumatori e di Altroconsumo su un’indagine dell’Antitrust, relativa al ruolo della Grande Distribuzione, nella filiera agroalimentare, come occasione per puntare a maggiore trasparenza ed equità, per aziende agricole e consumatori, anche se i prezzi alimentari salgono ed i salari hanno perso potere d’acquisto.
di Redazione —
Un’indagine conoscitiva avviata dall’Antitrust sul ruolo della grande distribuzione organizzata, nell’ambito della filiera agroalimentare e nella formazione dei prezzi, occasione per ribadire la necessità di intervenire e chiedere una filiera più trasparente e sostenibile, per le aziende agricole e per i consumatori che rappresentano l’ultimo anello della catena, rivela come i prezzi alimentari crescono più dell’inflazione, i salari reali non crescono, perché scontano la perdita del potere d’acquisto e nella filiera agroalimentare ci sono evidenti problemi, che richiamano pratiche commerciali scorrette e squilibri di potere fra aziende agricole e grande distribuzione.

Per il Movimento Consumatori l’indagine è, anche, un’occasione per denunciare anche in maniera anonima abusi e pratiche scorrette subite dalle aziende agricole, come sottolineano le parole del suo presidente, Alessandro Mostaccio: «l’indagine dell’Antitrust rappresenta una grande opportunità per l’intera filiera agroalimentare italiana. Quella di fare un passo in avanti nella trasparenza/equità nei rapporti di filiera e nella concorrenza leale. Un’opportunità che deve essere colta, pena la buona riuscita stessa dell’indagine, soprattutto dai ‘protagonisti’ più deboli, aziende agricole e trasformatori in primis, che troppo spesso sono schiacciati non solo dall’aumento dei costi di produzione (ad esempio, dell’energia, dei fertilizzanti, ecc.), ma anche dalle politiche di fortissimo sbilanciamento del potere contrattuale a favore degli acquirenti. L’opportunità è quella di denunciare in maniera anonima all’Autorità se si è stati vittime di abusi commerciali o di pratiche di ‘trade spending’ scorrette per comparire sullo scaffale o per servizi di promozione.».

Un altro tema sul tavolo è il Altroconsumo, parlando del calo del potere d’acquisto delle famiglie, ricorda, che, a causa dell’inflazione, i salari reali sono inferiori del 7,5% rispetto al 2021, con una situazione peggiore per le donne, con una retribuzione media annua pari al 70% di quella maschile. I salari perdono potere d’acquisto, i prezzi della spesa alimentare continuano a crescere e, anche, l’indagine dell’Antitrust parte dalla divaricazione fra inflazione generale e inflazione sui generi alimentari.
«Anche i dati delle nostre indagini annuali sulla spesa al supermercato ci raccontano che il carrello della spesa è cresciuto, dal 2021 in poi, sempre di più, ogni anno, rispetto al tasso di inflazione e che i prodotti alimentari sono aumentati più di altri prodotti. Qualcosa dunque non torna. La dinamica concorrenziale evidentemente ha più problemi quando si parla di prodotti alimentari. Una filiera agroalimentare sana e sostenibile richiede rapporti commerciali equilibrati, maggiore trasparenza e una distribuzione del valore che consenta a tutti gli operatori, in particolare a quelli più deboli, di operare in condizioni di effettiva sostenibilità economica.
Come organizzazione di consumatori, auspichiamo che da questo percorso possano emergere indicazioni concrete per rafforzare la tutela della concorrenza e la sostenibilità per gli operatori, in particolare quelli più piccoli, ma soprattutto si riesca a garantire in primis ai consumatori prezzi più giusti e coerenti con le dinamiche reali dei costi lungo la filiera. Nel frattempo, però, aiutiamo le famiglie subito; servono interventi duraturi e non spot per aumentare il potere di acquisto», spiega, concludendo, Federico Cavallo, Responsabile Relazioni esterne di Altroconsumo.

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